Papa Francesco: un anno di “tolleranza zero” sugli abusi

Anche il 2018, come avviene dall'inizio del pontificato, è stato per Papa Francesco un anno di "tolleranza zero" sugli abusi, come ha ribadito anche nel tradizionale discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale. Con due importanti "prime volte": la lettera al popolo di Dio e la convocazione di una riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, in programma in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019

foto SIR/Marco Calvarese

Le ferite “non vanno mai prescritte”. Comincia così il “mea culpa” del Papa contenuto nella Lettera al popolo di Dio pubblicata il 20 agosto scorso, in cui Francesco ribadisce la linea di “tolleranza zero” sugli abusi commessi da parte di esponenti della Chiesa che ha caratterizzato fin dall’inizio il pontificato, costellato di discorsi, pronunciamenti, richieste pubbliche di perdono ma anche di atti concreti di governo, come la riduzione allo stato laicale – perfino di porporati – o l’accoglimento di dimissioni individuali o collettive. Nel 2018, un’altra iniziativa senza precedenti di Bergoglio: la convocazione di una riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in Vaticano, dal 21 al 24 febbraio 2019, in vista della quale l’apposito Comitato organizzativo ha chiesto a tutti i partecipanti d’incontrare, nei loro rispettivi Paesi, le vittime, in modo da accertare la verità dei fatti e dimostrare in concreto la priorità dell’ascolto delle storie di dolore dei sopravvissuti da parte dei membri della comunità ecclesiale, tutti corresponsabili – ognuno per la propria parte – nell’azione di contrasto a quelli che il Papa ha definito dei veri e propri crimini, vergogna della Chiesa. Ma il tema degli abusi è stato traversale all’anno appena trascorso: in Cile, in Irlanda, nelle Repubbliche baltiche, fino al Sinodo sui giovani e alla richiesta di pregare il Rosario ogni giorno, nel mese di ottobre, per chiedere alla Madonna e a san Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, incessantemente in azione per dividerla e minarne la credibilità. Nel tradizionale discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale, il Papa parlato di abusi e di infedeltà come due “afflizioni” che deformano il volto della Sposa di Cristo.

Mai abbastanza.

“Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”. (Lettera al popolo di Dio, 20 agosto 2018)

No al clericalismo.

“Ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il popolo di Dio abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita. Ciò si manifesta con chiarezza in un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa – molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere o di coscienza – qual è il clericalismo, quell’atteggiamento che non solo annulla le personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualunque forma di clericalismo”. (Lettera al popolo di Dio, 20 agosto 2018)

(Foto Vatican Media/SIR)

Dolore e vergogna.

“È imprescindibile che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui”. (Lettera al popolo di Dio, 20 agosto 2018)

“Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa”. (Viaggio in Cile, incontro con le autorità, 16 gennaio 2018)

“Conosco bene il dolore che hanno significato i casi di abusi contro i minori. So che a volte avete subito insulti sulla metropolitana o camminando per la strada: che andare ‘vestiti da prete’ in molte zone si sta ‘pagando caro’”. (Viaggio in Cile, discorso al clero, 26 gennaio 2018)

(Foto Vatican Media/SIR)

Chiediamo perdono.

“Ieri mi sono incontrato con otto persone sopravvissute di abusi di potere, di coscienza e sessuali. Raccogliendo quello che mi hanno detto, vorrei porre davanti alla misericordia del Signore questi crimini e chiederne perdono. Chiediamo perdono per gli abusi in Irlanda, abusi di potere e di coscienza, abusi sessuali da parte di membri qualificati della Chiesa. In modo speciale chiediamo perdono per tutti gli abusi commessi in diversi tipi di istituzioni dirette da religiosi e da religiose e da altri membri della Chiesa”. (Viaggio in Irlanda, atto penitenziale al Phoenix Park di Dublino, 26 agosto 2018)

Motivo di scandalo.

“È brutto, questo, quando una Chiesa, una comunità, si comporta in modo tale che i giovani pensano: ‘Questi non mi diranno nulla che serva alla mia vita’. Alcuni, anzi, chiedono espressamente di essere lasciati in pace, perché sentono la presenza della Chiesa come fastidiosa e perfino irritante. E questo è vero. Li indignano gli scandali sessuali ed economici di fronte ai quali non vedono una condanna netta. Vogliamo rispondere a loro, vogliamo essere una comunità senza paura. Le paure ci chiudono”. (Viaggio in Lituania, Lettonia e Estonia, incontro ecumenico con i giovani a Tallin, 25 settembre 2018)

La Chiesa è madre.

“Vorrei direi ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto. Le nostre debolezze non vi scoraggino, le fragilità e i peccati non siano ostacolo alla vostra fiducia”. (Omelia della Messa di chiusura del Sinodo dei giovani, basilica di San Pietro, 28 ottobre 2018)

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Mai insabbiare.

“Anche oggi ci sono ‘unti del Signore’, uomini consacrati, che abusano dei deboli, approfittando del proprio potere morale e di persuasione. Compiono abomini e continuano a esercitare il loro ministero come se niente fosse; non temono Dio o il suo giudizio, ma temono soltanto di essere scoperti e smascherati. ministri che lacerano il corpo della Chiesa, causando scandalo. Spesso dietro la loro smisurata gentilezza, impeccabile operosità e angelica faccia, nascondono spudoratamente un lupo atroce pronto a divorare le anime innocenti”. (Discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi, 21 dicembre 2018)

“La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. È innegabile che alcuni responsabili, nel passato, per leggerezza, per incredulità, per impreparazione, per inesperienza o per superficialità spirituale e umana hanno trattato casi senza la dovuta serietà e prontezza. Ciò non deve accadere mai più. Questa è la scelta e la decisione di tutta la Chiesa”. (Discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi, 21 dicembre 2018)

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