Novena di Natale. La luce eterna

Le iniziali delle "Antifone O", lette dall’ultima alla prima, quasi a dirci che il tempo muta la sua dimensione naturale, formano due parole latine ero cras…domani sarò qui. La vigile attesa sia dominata da questo ritmo

O (astro) Sorgente,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
chi è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

Luce diversa, non quella che si spegne e si accende quando lo si voglia. Neppure la luce dell’alba o quella del tramonto.

A maggior ragione quella profusione assurda delle luminarie delle “feste di stagione” che non illuminano un percorso libero ma, nella fantasmagoria di colori e intermittenze, segnano un percorso inevitabile, costrittivo. A ben vedere sono un falso in atto pubblico quando non nascano dalla vera Sorgente e ad essa riconducano liberati e salvati.

La luce eterna raggiunge ma non intrappola. Richiama ma non stringe nella tela del ragno per fagocitare.

La luce eterna parla della giustizia, non di quella dei tribunali o delle assicurazioni, la giustizia di chi si ritrova dinanzi al Volto dell’Altissimo e, nel suo minuscolo quotidiano, incarna altruismo, bontà, accoglienza.

Le tenebre sono le falsi luci che, nell’arco di tempo donato, tentano di spostare o di annullare quel guizzo che arde dentro e fa riconoscere in un Bambino Colui che solo può illuminare sempre e dovunque.

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