Novena di Natale. La chiave e il dono

Le iniziali delle "Antifone O", lette dall’ultima alla prima, quasi a dirci che il tempo muta la sua dimensione naturale, formano due parole latine ero cras…domani sarò qui. La vigile attesa sia dominata da questo ritmo

O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e libera lo schiavo
dal carcere,
che è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

Se c’è una chiave, esiste una porta, un portone, un forziere…

È il nostro cuore, il lev: nella mentalità della Scrittura indica il centro decisionale della persona, di chi sa di essere abitato dall’Altissimo.

La chiave è nelle mani di Davide, il figlio che genera la dinastia della Radice. Egli può tutto, è sovrano assoluto: che apra o chiuda tutto è integralmente nelle sue mani.

Non apre o chiude però senza che la libertà del lev, del cuore, venga messa in discussione. Il sovrano assoluto si blocca dinanzi al volere della persona.

Non assoggetta nessuno, richiama, attira e …attende.

Nulla potrebbe arrestarlo ma vuole arrestarsi. Vuole che, dal di dentro, a Lui si apra.

Bisogna riconoscersi schiavi di se stessi, delle proprie passioni, delle proprie intemperanze e invocare questa chiave che, con un solo gesto, una mandata, dona libertà assoluta.

Non esistono più le tenebre della morte, non esiste più la morte, esiste solo l’incontro in pienezza di Luce. Incredibile? Sì, dono di un Bambino.

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