La crisi venezuelana. Card. Porras Cardozo (Mérida): “Una pastorale della speranza per superare lo scoraggiamento”

"Ci sono molti movimenti, ma bisogna tenere presente che un Governo che è molto legato alle situazioni del narcotraffico e del terrorismo genera una situazione politica sempre più grave. La comunità internazionale deve capire che il problema del Venezuela non è solo interno: se si consolida la situazione che abbiamo, tutto ciò porterà una destabilizzazione in tutto il continente sudamericano". Lo dice il card. Baltazar Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida e amministratore apostolico di Caracas, che ha convocato sabato 1 dicembre una “grande messa della speranza” nella piazza Bolívar de Chacao

La speranza, nonostante tutto. Nonostante un regime sempre più oppressivo e al momento appassionato allo sterile gioco delle “cripto valute”, nonostante l’ormai cronica mancanza di alimenti e medicinali, l’aumento della denutrizione infantile, il riapparire della malaria e della tubercolosi, un’inflazione quotidiana del 6%. Nonostante l’emigrazione delle migliori forze del Paese, tre milioni e mezzo di persone negli ultimi due anni. La speranza è il messaggio che la Chiesa venezuelana vuole trasmettere all’inizio dell’Avvento, con la preghiera, le iniziative pastorali, ma anche con l’avvio di progetti di micro-imprenditorialità per frenare l’emigrazione di massa. Se ne fa interprete in questa conversazione con il Sir, nella quale rivolge un ennesimo appello alla comunità internazionale, il cardinale Baltazar Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida e amministratore apostolico di Caracas, che sabato scorso era a Milano per partecipare al convegno sul centenario di Giuseppe Toniolo all’Università Cattolica, nella sua veste di presidente della Fondazione Azione Cattolica scuola di santità Pio XI. Proprio nella capitale venezuelana l’arcivescovo ha convocato sabato 1 dicembre una “grande messa della speranza”, che si terrà nella piazza Bolívar de Chacao.

Eminenza, ci avviciniamo all’inizio dell’Avvento e al Natale. Come trascorrerà le festività la popolazione venezuelana, così colpita dalla violenza e dalla crisi?
Continuiamo a vivere una situazione difficile, che ogni giorno si aggrava, per l’inflazione, per una situazione economica sempre più difficile, e poi per la repressione, per la tortura da parte degli enti di governo, una situazione che favorisce l’emigrazione del Paese di tante persone, mentre i provvedimenti che sono stati presi non stanno dando esito. A livello ecclesiale, stiamo avviando, a partire dall’Avvento, una pastorale della speranza, per superare questa situazione di scoraggiamento, nella quale si pensa che non sia possibile fare nulla. Partiremo dalla fede e da piccole ma radicate esperienze nel nostro percorso ecclesiale durante i periodi di Avvento e Natale, che hanno un forte significato e possono permettere di risvegliare la speranza e di far vedere che

ci sono possibilità reali di sopravvivenza, nonostante le difficoltà, nonostante il Paese sia orfano di tanti padri e figli che se ne sono andati; che è ancora possibile mantenerlo in piedi cercando una via d’uscita pacifica.

Accennava che la vita quotidiana del popolo è sempre più difficile. Ci può fare qualche esempio?
Negli ultimi vent’anni in Venezuela hanno chiuso oltre mille imprese, non si producono più molti beni di base, la moneta non circola e l’inflazione cresce del 6% ogni giorno, facendo aumentare continuamente i prezzi. Aumenta anche la denutrizione infantile, con la Caritas abbiamo un programma per la denutrizione di bambini tra 0 e 5 anni.

La situazione è molto grave, ci sono bambini che muoiono appena nati.

Ancora, sono riapparse malattie tropicali che erano scomparse, come la malaria o la tubercolosi, oltre alla generale mancanza di cure mediche e medicinali.

Lo scoraggiamento ha portato tre milioni e mezzo di venezuelani ad abbandonare il Paese. Voi vescovi avete ringraziato le nazioni sorelle latinoamericane per l’accoglienza. Ma cosa si può fare per evitare questa emorragia soprattutto di persone giovani?
Sì, stiamo perdendo tanti giovani, a tutti i livelli, gente preparata. Come Chiesa stiamo cercando di presentare dei piccoli progetti perché le persone possano avviare attività di piccola imprenditoria, per frenare questa emorragia che ci impoverisce moltissimo.

Concretamente, però, non dev’essere facile animare una popolazione spossata. Come pensate di riuscirci?
Penso che proprio questo progetto di pastorale della speranza potrà dare qualche risultato, per incoraggiare a fare ciò che è possibile.

Un esempio è la grande generosità della gente semplice, come quella che si esprime nell’iniziativa delle ollas solidarias, cioè delle mense avviate nelle parrocchie più povere, grazie a quello che viene dato che chi comunque ha poco. Tutto questo ci dà speranza.

Parlare di cambiamento politico nello scenario attuale pare improbabile, non crede?
Ci sono molti movimenti, ma bisogna tenere presente che un Governo che è molto legato alle situazioni del narcotraffico e del terrorismo genera una situazione politica sempre più grave. La comunità internazionale deve capire che il problema del Venezuela non è solo interno: se si consolida la situazione che abbiamo, tutto ciò porterà una destabilizzazione in tutto il continente sudamericano.

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