Chiese cristiane in ascolto del “grido della Terra”: “Non c’è più tempo. Dobbiamo agire ora”

Terra dei Fuochi, devastazione dei boschi, riscaldamento della temperatura del pianeta. “Il problema – dice mons. Ambrogio Spreafico - non è capire solo cosa fare o cosa non fare oggi. Non è solo un problema di ordine pubblico e di controllo che ci deve essere. Non ci si può accontentare di un intervento momentaneo, anche se questo è fondamentale. Bisogna dare dei segnali forti, avere una visione per il futuro. La situazione della Terra dei Fuochi purtroppo si riproduce in diverse parti del nostro Paese. Bisogna, allora, avere una grande attenzione alle conseguenze che i rifiuti tossici, interrati o smaltiti non in maniera adeguata hanno sulla salute delle persone. Purtroppo non si ha coscienza”.

Perdono per tutte le volte che “abbiamo abusato della terra, riducendola ad ampie zone di discarica e deserto”. Perdono per “aver riempito l’aria di scarichi inquinanti”, per “aver trasformato il fuoco in un’arma distruttrice”. La parola “perdono” viene intercalata con il canto del Kyrie eleison intonato da un coro della Chiesa ortodossa russa. Le Chiese cristiane d’Italia si sono date appuntamento a Milano per un convegno sulla custodia del creato. Esperti ortodossi, protestanti, cattolici – ma anche ebrei – si stanno confrontando sulle grandi sfide dell’ambiente e sulla responsabilità dei credenti. Ma come primo atto del loro impegno scelgono una preghiera ecumenica in cui riecheggia la parola “perdono”. Le immagini della Terra dei Fuochi, le immense distese di plastica negli oceani, le ultime devastazioni nel Veneto, il dramma dei rifiuti tossici: le Chiese chiedono di non rimanere “più impassibili davanti alla crisi ecologica”. “Dio ascolta le grida di tutto il creato, il grido delle acque, dell’aria, della terra e di tutte le cose viventi; le grida di tutti gli sfruttati, emarginati, abusati e oppressi, di tutti quelli che sono spogliati e ridotti al silenzio la cui umanità è ignorata”.

 

“Non siamo qui come gente malata di nostalgia”, ha detto l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, “come gente sospesa a un’aspettativa, come se dovessimo aspettare che chissà da dove possa sorgere una nuova stagione per l’umanità. Siamo piuttosto riuniti qui, per pregare perché vogliamo praticare la nostra responsabilità e, perciò, rispondere al Signore e portare a compimento la missione di costruire un mondo nuovo”.

 

Ma la situazione del pianeta è tale che occorre agire subito. Peter Pavlovič, della Chiesa luterana di Slovacchia, è segretario dell’Ecen, una rete europea di Chiese cristiane che promuovono la cooperazione nella cura per il creato.

“Non è giusto che siano i poveri e i giovani, proprio coloro che non sono responsabili, a soffrire di più per le cause del nostro agire, per gli effetti di un clima estremo”.

“Abbiamo abusato della natura, abbiamo saccheggiato le risorse del pianeta, abbiamo sfruttato fino all’estremo le possibilità di produzione, ma abbiamo lasciato che siano le future generazioni a pagarne le conseguenze”. Bisogna agire subito, perché questo e non quello dopo, è il momento giusto per reagire.

Lo chiede chiaramente l’ultimo Rapporto Ipcc (International Panel on Climate Change), l’organismo intergovernativo delle Nazioni Unite che studia gli aspetti dei cambiamenti climatici e le possibili soluzioni, coinvolgendo migliaia di scienziati in tutto il mondo. Il Rapporto è chiaro: siamo già vicinissimi a un grado centigrado netto d’incremento della temperatura del Pianeta. E anche con interventi radicali si arriverà con alta probabilità a +1,5° tra il 2030 e il 2052. “Se non reagiamo in maniera rapida ed efficace sul cambiamento climatico – dice l’esperto dell’Ecen – le conseguenze saranno molto più drammatiche e di vasta portata di quelle finora preventivate”.

“Dobbiamo agire ora. Non abbiamo più di 20 o 30 anni per farlo”.

E c’è un solo modo per mantenere sotto l’1,5° il riscaldamento globale ed è quello di arrivare, nei prossimi 30 anni, a un’emissione zero di carbonio con tutte le conseguenze pratiche che questo comporta sull’uso dei trasporti, della plastica, della produzione industriale.

 

Il grido della Terra dei Fuochi. Mentre a Milano è in corso il convegno della Cei, a Caserta il governo presenta e sigla un protocollo d’intesa sulla Terra dei Fuochi, un piano d’azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti. “È un segnale importante. Ma è solo un inizio”, commenta subito mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo. “La Terra dei Fuochi – dice il vescovo – è una grande emergenza da anni ma ricordiamo che in Italia ci sono 56 siti di interesse nazionale da bonificare. Per questo parlo di un inizio per capire il modo in cui vogliamo affrontare queste emergenze”. “Qui il problema – spiega il vescovo – non è capire solo cosa fare o cosa non fare oggi. Non è solo un problema di ordine pubblico e di controllo che ci deve essere. Non ci si può accontentare di un intervento momentaneo, anche se questo è fondamentale. Bisogna dare dei segnali forti. Bisogna avere una visione per il futuro”.

“La situazione della Terra dei Fuochi purtroppo si riproduce in diverse parti del nostro Paese”.

“Bisogna allora avere una grande attenzione alle conseguenze che i rifiuti tossici, interrati o smaltiti non in maniera adeguata hanno sulla salute delle persone. Purtroppo non si ha coscienza”.

Il messaggio delle Chiese. “Credo che da Milano – conclude il vescovo Spreafico – esce un messaggio dei cristiani per una responsabilità nei confronti del creato, soprattutto laddove il nostro territorio è più ferito e fragile. Non possiamo lasciarci imprigionare dalla paura e attribuire ad altri, magari agli stranieri, la responsabilità del male che gli interessi, la corruzione, la criminalità organizzata hanno fatto al nostro Paese, anche all’ambiente in cui siamo. I cristiani hanno il germe della profezia che aiuta a vedere, capire e a non giudicare superficialmente gli eventi. Non ci lascia preda alla nostalgia del passato ma ci fa impegnare per il futuro con responsabilità, buone pratiche e alleanze per la salvaguardia del creato”.

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