Tavolo ecclesiale dipendenze: don Zappolini (Cnca), “un successo l’Open day. Nelle nostre comunità nessuno è uno scarto. Qui costruiamo speranza”

Il 20 e il 27 ottobre, in occasione del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, la rete, costituita da Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Casa dei Giovani, Compagnia delle Opere-Opere sociali, Comunità di Sant'Egidio, Comunità Emmanuel, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) e Salesiani per il sociale, ha aperto le porte dei propri centri per farsi conoscere meglio da diocesi, parrocchie e comunità locali, per poter mettere a disposizione di tutti, ma soprattutto del mondo ecclesiale, la grande esperienza maturata negli anni nel campo della lotta alle dipendenze e della prevenzione

Oltre cento eventi in programma, comunità aperte al territorio e tanta partecipazione. Questi sono i frutti dell’Open day, organizzato il 20 e il 27 ottobre, dal Tavolo ecclesiale dipendenze costituito presso la Caritas Italiana, a cui partecipano Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Casa dei Giovani, Compagnia delle Opere-Opere sociali, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Emmanuel, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) e Salesiani per il sociale. Don Armando Zappolini, presidente del Cnca, fa un bilancio al Sir dell’iniziativa.

Oltre cento iniziative. “Siamo rimasti molto contenti perché abbiamo superato le cento iniziative, che era l’obiettivo che ci eravamo prefissati – racconta don Zappolini -. È bello pensare che oltre cento comunità si siano aperte; alcune, della Comunità Papa Giovanni XXIII, addirittura in Brasile”. Il sacerdote sottolinea come l’Open day sia stato

“un aprire le porte a luoghi di speranza”:

“Come Tavolo ecclesiale dipendenze, abbiamo voluto realizzare queste due giornate all’interno del Sinodo dei giovani: noi del mondo giovanile conosciamo soprattutto la parte della fatica perché da noi vengono giovani che hanno problemi di dipendenza. Ovviamente, facciamo anche molta attività di prevenzione perché questo non avvenga. Con l’Open day abbiamo voluto dare la ‘sensazione fisica’ che da ogni fatica si può uscire, perché ci sono luoghi dove si può riguardare con fiducia al futuro. Specialmente le comunità terapeutiche sono luoghi dove davvero le persone che vengono, magari con dipendenze gravi da sostanze o dal gioco d’azzardo, possono riprendere in mano la propria vita”.

Come una famiglia. Le organizzazioni aderenti al Tavolo ecclesiale dipendenze hanno creato un gruppo su Whatsapp per comunicare tra di loro. In occasione dell’Open day “il gruppo Whatsapp – afferma don Armando – è stato inondato di foto e di racconti di queste giornate, con la partecipazione di scuole, parrocchie, gruppi scout. Anche su questo gruppo Whatsapp si respirava la reciproca gioia per l’iniziativa.

Questo condividere ci ha fatto sentire una famiglia. Pur nelle nostre diversità, è bello che emerga il legame che ci unisce”.

Sono state “tante le attività svolte: appuntamenti culturali, merende con la cittadinanza, una visita del quartiere di Genova più pesantemente colpito dal crollo del Ponte Morandi, tutte iniziative che hanno coinvolto le comunità con i loro territori e soprattutto le realtà del mondo ecclesiale”. Infatti, chiarisce il presidente del Cnca, “lo scopo del Tavolo ecclesiale dipendenze è proprio quello di mettersi sempre più a disposizione delle parrocchie e delle diocesi la nostra storia, le nostre capacità. Alcuni di noi sono impegnati in questo campo da più di quarant’anni”.

Luoghi di umanità e speranza. Il Tavolo ecclesiale dipendenze ogni anno sceglie un tema da approfondire in un convegno: quest’anno si è puntato sulle fragilità giovanili. Così si è svolto a Roma, il 26 giugno, in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di sostanze stupefacenti, il convegno “Giovani al centro. Esperienze di una comunità che cresce tra fragilità e risorse”. L’intento dei promotori è stato, da una parte, di denunciare l’abbandono educativo che il mondo giovanile subisce ormai da troppo tempo e, dall’altra, di riaffermare il Vangelo come modello per il progetto di vita dei giovani. “Abbiamo organizzato poi l’Open day in concomitanza con il Sinodo per dare un segnale di speranza”, sottolinea Zappolini. E, aggiunge, “è stata molto bella questa capacità di camminare insieme tra storie ed esperienze anche diverse, ma unite dalla volontà di offrire risposte alla ricerca e alla fatica delle persone. L’Open day è servito per raccontare quello che siamo: non luoghi chiusi, dove la gente viene buttata via come fosse uno scarto, ma luoghi di grande umanità e speranza, dove la fede diventa davvero la scintilla di un percorso di vita. Visti la buona riuscita e l’entusiasmo che si è generato, credo che ripeteremo in futuro l’Open day”. Il Tavolo ecclesiale dipendenze si riunirà di nuovo il 26 novembre per decidere quale sarà il tema intorno al quale il prossimo anno, in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di sostanze stupefacenti, sarà organizzata una riflessione. Tra i temi già affrontati in passato, “la prevalenza dell’educazione sull’atteggiamento punitivo, il carcere e le dipendenze, i giovani. Poi durante tutto l’anno ci incontriamo periodicamente, ogni paio di mesi”, dice il sacerdote.

Con il passo del podista. “Il Tavolo ecclesiale dipendenze nasce alcuni anni fa – ricorda il presidente del Cnca – dall’esigenza di avere un luogo ecclesiale dove riunire le organizzazioni che si occupano di dipendenze e che hanno una presenza sul territorio nazionale e un rapporto con le istituzioni. All’inizio il Tavolo ha compreso 4/5 realtà, poi si è allargato. La Caritas è la nostra casa perché molti di noi fanno parte della Consulta ecclesiale socioassistenziale che si riunisce proprio in Caritas. Così è nata, innanzitutto, la voglia di stare insieme, conoscerci tra di noi e di presentarci al mondo della Chiesa perché talvolta abbiamo avuto la difficoltà di farci conoscere dalle diocesi e dalle parrocchie come realtà che su questi temi potevano dare un contributo”. Don Armando conclude con un paragone:

“È un cammino da farsi con il passo lento, ma incessante e continuo, del podista”.

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