30 anni del Sir: fare attenzione alle persone e smascherare la propaganda

Augura il presidente Mattarella che il Sir continui ad essere un attore “importante” per una informazione “basata sul rispetto reciproco e sulla affermazione dei diritti della persona e delle comunità”. Che offra insomma punti di riferimento e criteri di giudizio, riprendendoli e rilanciandoli dal vissuto concreto. D’altra parte il Sir nasce e si qualifica come un servizio: non si può pensare isolato da quella realtà complessa, variegata, vivacissima, che è il cattolicesimo italiano. Che oggi, come si legge nello spirito del messaggio del Capo dello Stato, nuovamente è chiamato a prendere la parola. Senza scendere a compromessi, con libertà, franchezza e realismo. Su tre registri, concluderemmo: ampliando i nostri orizzonti, facendo attenzione alla situazione concreta delle persone e delle famiglie e smascherando propagande e bugie

(Foto: Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Negli anniversari rotondi il ricordo delle origini diventa impegno programmatico, per aggiornare la stessa, coerente prospettiva. Il messaggio del presidente della Repubblica al Sir per i suoi trent’anni illustra esattamente questa dinamica. Che, lo ha sottolineato anche Papa Francesco, ha avuto fin dall’inizio l’originalità di coniugare i diversi orizzonti territoriali e “l’informazione relativa alla Chiesa cattolica italiana e la osservazione delle vicende del paese”. I “padri fondatori” del Sir lo avevano ben chiaro, dando vita ad “un progetto unico nel suo genere”.

E questo è il punto vero, ovvero quel “solco del giornalismo di ispirazione cristiana” di cui parla Mattarella, a sua volta espressione di una storia (almeno) secolare, una storia di popolo e di opere. Sviluppare lo stile e il valore di una presenza significa tenere conto di una storia accelerata. Tutto cambia molto rapidamente. Il cambiamento tecnologico, che il Sir ha fin dall’inizio assunto come habitat naturale, è la cornice di un cambiamento nei linguaggi, e negli orizzonti, oltre che nella qualità dei processi e dei quadri di vita.

Dal 1988 ad oggi di queste svolte, di questi passaggi, ce ne sono stati diversi: è cominciata e finita una “seconda” repubblica, si sono susseguiti tre grandi pontefici, quattro presidenti della Cei, è crollato il muro di Berlino, si è affermata la globalizzazione turbo capitalista e ne abbiamo misurato i costi e le contraddizioni in una crisi da cui non siamo ancora usciti.

Qui la Chiesa e i cattolici italiani devono operare, prima di tutto aggiornando e adeguando l’essere comunità. Per questo serve l’informazione e la comunicazione. Come nesso connettivo e come segno di apertura, di incontro, di dialogo. Oggi c’è un bisogno inespresso ma pressante di comunità.

Augura il presidente Mattarella che il Sir continui ad essere un attore “importante” per una informazione “basata sul rispetto reciproco e sulla affermazione dei diritti della persona e delle comunità”. Che offra insomma punti di riferimento e criteri di giudizio, riprendendoli e rilanciandoli dal vissuto concreto.

D’altra parte il Sir nasce e si qualifica come un servizio: non si può pensare isolato da quella realtà complessa, variegata, vivacissima, che è il cattolicesimo italiano.

Che oggi, come si legge nello spirito del messaggio del Capo dello Stato, nuovamente è chiamato a prendere la parola. Senza scendere a compromessi, con libertà, franchezza e realismo. Su tre registri, concluderemmo: ampliando i nostri orizzonti, facendo attenzione alla situazione concreta delle persone e delle famiglie e smascherando propagande e bugie.

Se oggi c’è una emergenza è proprio sulla coppia bugie+propaganda. Che hanno nomi in inglese, ma non per questo sono meno distruttive. Ci stanno prendendo in giro, insomma, o almeno ci provano. Per questo “l’irrobustimento delle voci espressive di identità e realtà rappresenta un servizio reso all’intera comunità della repubblica”. Anche se costa tanta fatica.

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