Riaffermare la responsabilità missionaria delle Chiese locali

Sia la visione teologica, sia le relative declinazioni della missione, non possono prescindere da quegli uomini e quelle donne che hanno fatto la scelta di andare fino agli estremi confini del mondo. Ma proprio perché “Dio è giovane”, è importante non solo sapersi mantenere giovani, ma anche accettare le istanze del rinnovamento

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Lo slogan della Giornata missionaria mondiale 2018 (Gmm) “Giovani per il Vangelo” si ispira al Sinodo dei vescovi, voluto da Papa Francesco. Si tratta di una scelta operata dalla Fondazione Missio che in Italia rappresenta le Pontificie Opere Missionarie. Esso racchiude due dimensioni sulle quali è importante riflettere sia a livello personale che comunitario. Anzitutto, è evidente la sfida vocazionale, nella consapevolezza che, ancora oggi, a distanza di 2000 anni dalla venuta del Redentore, “la messe è molta, ma gli operai sono pochi”. Al contempo, emerge anche un’altra istanza, che supera decisamente l’età anagrafica, nel senso che è il Vangelo stesso che chiede ai credenti, indipendentemente dagli anni di vita, d’essere, sempre e comunque, giovani con il cuore e con la mente.
Papa Francesco ci suggerisce, in maniera efficace, la prospettiva teologica di questo ragionamento nelle pagine di un recente libro-intervista dal titolo “Dio è Giovane”, pubblicato da Piemme (pagg. 132, euro 15, e-book euro 9,99). Con grande forza ed efficacia, papa Bergoglio afferma che “Dio è Colui che rinnova sempre, perché Lui è sempre nuovo: Dio è giovane! Dio è l’Eterno che non ha tempo, ma è capace di rinnovare, ringiovanirsi continuamente e ringiovanire tutto”. Viene pertanto spontaneo domandarsi quali siano, in chiave pastorale, i campi di applicazione, non solo nella cornice del tradizionale Ottobre Missionario, ma guardando anche all’intero anno pastorale che abbiamo di fronte.

I dati dicono che diminuiscono i missionari con vocazione ad vitam (cioè sacerdoti appartenenti a società di vita apostolica, religiosi e religiose), ma aumentano i laici che decidono di fare un’esperienza missionaria per qualche anno o qualche mese (famiglie o singoli).

È una sfida che dovrebbe coinvolgere i Centri missionari e i Centri vocazioni, unitamente alle comunità diocesane. Considerando il calo avvenuto negli ultimi 20 anni, il numero dei missionari italiani oggi si attesta intorno alle 8mila unità. Se, allora, di crisi stiamo parlando, dobbiamo riconoscere che oggi più che mai occorre riaffermare la responsabilità missionaria delle Chiese locali. Tutto ciò nella consapevolezza che sia la visione teologica, sia le relative declinazioni della missione, non possono prescindere da quegli uomini e quelle donne che hanno fatto la scelta di andare fino agli estremi confini del mondo. Ma proprio perché “Dio è giovane”, è importante non solo sapersi mantenere giovani, ma anche accettare le istanze del rinnovamento.

Qui non si tratta di rottamare gli anziani, o di rinnegare la propria Storia, quanto piuttosto di comunicare nuova linfa all’interno delle comunità, andando al di là di certi stereotipi e pratiche del passato che condizionano la comunicazione della Buona Notizia in una società postmoderna che ha pur sempre fame e sete di Dio.

Questa dinamica della fede farà maturare i giovani e ringiovanirà i meno giovani con l’intento dichiarato di sancire una rinnovata stagione evangelizzatrice. Animati da queste convinzioni, facciamo tesoro del pensiero di Papa Francesco, ribadito nel tradizionale Messaggio per la Giornata missionaria mondiale di quest’anno: la “trasmissione della fede, cuore della missione della Chiesa, avviene per il contagio dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono il ritrovato senso e la pienezza della vita”. Ecco perché c’è bisogno di giovani per il Vangelo!

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