A pochi giorni dal Sinodo. Card. da Rocha (Brasilia): “L’attenzione alla famiglia è completata dall’attenzione ai giovani”

Tra le figure che avranno un ruolo chiave al Sinodo, c’è senza dubbio il cardinale Sérgio da Rocha, arcivescovo di Brasilia e presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), nominato dal Papa relatore generale dell’Assemblea sinodale. Un compito centrale, di sintesi e coordinamento, soprattutto nella stesura del documento che sarà sottoposto alla votazione finale

Mancano pochi giorni all’inizio della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Il cosiddetto “Sinodo dei giovani” si aprirà mercoledì 3 ottobre alle ore 10, con una messa in piazza San Pietro presieduta da papa Francesco. L’Assemblea sinodale concluderà i suoi lavori il 28 settembre. Tra le figure che avranno un ruolo chiave al Sinodo, c’è senza dubbio il cardinale Sérgio da Rocha, arcivescovo di Brasilia e presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), nominato dal papa relatore generale dell’Assemblea sinodale. Un compito centrale, di sintesi e coordinamento, soprattutto nella stesura del documento che sarà sottoposto alla votazione finale. Il Sir ha intervistato il cardinale da Rocha alla vigilia della sua partenza per il Vaticano.

Eminenza, è contento del cammino di preparazione al Sinodo? Da cosa sopratutto è stato colpito?
Grazie a Dio, il cammino di preparazione al Sinodo è stato molto partecipato. Papa Francesco ha insistito sulla necessità di ascoltare i giovani. Essi hanno partecipato generosamente in questa fase, rispondendo al questionario online e diffondendo il Sinodo attraverso i social network. Senza dubbio, l’incontro pre-sinodale, con i giovani di tutto il mondo, è stato particolarmente importante nella preparazione sinodale. I giovani dei vari continenti stanno dimostrando che vogliono partecipare alla vita della Chiesa, che vogliono conoscere e seguire Cristo nella Chiesa, che sono disposti a evangelizzare altri giovani.

Questo Sinodo è forse meno atteso rispetto a quello della famiglia. Perché invece è ugualmente importante?
La realtà vissuta dai giovani e il loro rapporto con la Chiesa, che implica così tante sfide, richiede maggiore attenzione, riflessione e risposte pastorali. Le problematiche giovanili non sono facili. Chi considera importante la presenza dei giovani nella famiglia, nella Chiesa e nella società, allora considera certamente questo Sinodo molto importante.

L’attenzione alla famiglia è completata dall’attenzione ai giovani, entrambe sono collegate.

La realtà della famiglia e la realtà della gioventù sono intrecciate. Il servizio pastorale alla famiglia e la pastorale giovanile devono essere in costante dialogo.

Cosa la Chiesa è chiamata a fare per andare incontro ai giovani che spesso non hanno fiducia in essa?
Spero che, giustamente, l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi ci aiuti a riflettere e a cercare risposte a tale questione. Bisogna essere attenti ai diversi contesti socioculturali, ai tanti volti della gioventù. I passi compiuti finora mostrano la via da seguire: avvicinarsi ai giovani, per ascoltare, comprendere e valorizzare la loro presenza nelle nostre comunità. È necessario aprire maggiori spazi per la partecipazione dei giovani alla vita della Chiesa e affidarsi maggiormente a loro, specialmente nell’evangelizzazione di altri giovani.

Al Sinodo lei avrà il ruolo di relatore generale. Con che spirito ha accolto questa nomina e come pensa di interpretare tale ruolo?
Ho ricevuto la nomina a relatore generale con sorpresa e profonda gratitudine a Papa Francesco perché, sebbene io sia un membro del Consiglio della Segreteria del Sinodo, non mi aspettavo di essere invitato a svolgere questa funzione. Certamente ci sono altri vescovi che potrebbero prestare questo servizio così impegnativo meglio di me, ma sto cercando di fare del mio meglio, specialmente grazie alla collaborazione dei Segretari speciali nominati da Francesco, così come della Segretaria generale del Sinodo stesso.

La stesura del documento sinodale è un compito collettivo, nonostante la responsabilità del relatore.

Spero di riuscire a valorizzare e ad accogliere, per quanto possibile, i contributi dei partecipanti all’Assemblea sinodale, in modo che il testo conclusivo provenga dall’Assemblea unita a Papa Francesco.

Come presidente della Cnbb, lei ha uu osservatorio particolare su un grande Paese come il Brasile. Come la Chiesa brasiliana si è preparata al Sínodo? Ed è cambiato il rapporto tra i giovani e la Chiesa dopo la Gmg di Rio 2013?
Il Brasile è un Paese che ha un’immensa popolazione giovane. In vista del Sinodo, ci sono state numerose attività pastorali nelle parrocchie e nelle diocesi, con i giovani stessi. Oltre a pubblicazioni, conferenze e incontri di riflessione, è stato importante l’uso dei social network per la diffusione del Sinodo. La Commissione episcopale per la gioventù della Conferenza episcopale ha lavorato in modo intenso ma molto bello, cercando di coinvolgere i giovani di diverse regioni del paese in questa fase preparatoria. Attraverso la Gmg di Rio 2013 la pastorale giovanile ha ricevuto nuovo slancio; i giovani si sono sentiti amati dal Papa e dalla Chiesa. Tuttavia, abbiamo una lunga strada da percorrere, perché ci sono molti giovani che non conoscono Cristo, che non partecipano alla vita della Chiesa e sembrano non avere bisogno di un cambiamento di vita.

Il Sinodo è un altro momento importante nell’animazione dell’evangelizzazione dei giovani, per incoraggiarli a partecipare di più alla vita delle comunità. La Chiesa “in uscita”, sottolineata da Papa Francesco, ha bisogno di andare dai giovani con un rinnovato impegno, per condividere con loro la gioia del Vangelo.
Bruno Desidera

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