Maria Chiara Magro: venerabile tra abusi di potere e coscienza

Doveva contro la sua coscienza firmare attestati inerenti al trattamento del personale di alcune scuole arcivescovili, "considerando regalia il contributo che invece viene loro dato per la parifica delle scuole e che spetta di diritto alle insegnanti". Al che lei, non abbassando la testa, si rifiutò di agire secondo tali modalità di tipo mafioso e fu ferma nei principi della verità e moralità pur soffrendo nel vedere scambiare il bene con il male. Come conseguenza – ricattata mediante argomenti e gesti calunniosi – fu immediatamente radiata da tutto e destituita da qualsiasi carica – una “morte sociale” per non dire “morte ecclesiale” – e si ritrovò sola davanti a tale vero e proprio abuso di potere e di coscienza che la accusa persino di usare parole e gesti non adeguati ad una consacrata

Papa Francesco il 25 agosto 2018, durante il viaggio in Irlanda, ha incontrato un gruppo di gesuiti ai quali tra l’atro ha detto: “L’elitismo, il clericalismo favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza”. Proprio a Palermo si è verificato un tale abuso di potere e coscienza nel caso della venerabile Maria Magro (1923-1969) che può essere considerata in un qual senso – con i dovuti distinguo – un beato Pino Puglisi (1937-1993).

Fin dall’antichità è stato riconosciuto che accanto al martirio di sangue – proprio come nel caso del beato Pino Puglisi – vi sono altri generi di testimonianze non meno efficaci quali ad esempio la vita monastica e l’eroicità delle virtù. A quest’ultimi esempi si può aggiungere la morte sociale ossia la diffamazione di una persona, l’esautorazione di ogni incarico come avvenne nel caso della degradazione nel 1895 dell’innocente capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus.

A questo proposito è significativa la vicenda di Maria Chiara Magro nata nel 1923 a Palermo e battezzata nella chiesa cattedrale del capoluogo siciliano; militò nell’Azione Cattolica dalla sua giovinezza fino a diventare dirigente della sezione diocesana della sua città natale. Riconoscendo l’importanza dell’educazione divenne insegnante elementare – iniziò a lavorare nel 1946 nella Scuola parificata della Curia arcivescovile palermitana – vivendo la professione come un vero e proprio apostolato.

In un primo momento avrebbe voluto diventare clarissa ma si consacrò al Signore restando nel mondo entrando nell’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo.

Si formò una spiritualità liturgica che conduce ad una fede integrale evitando le secche dell’integralismo che assolutizza qualche aspetto della fede; accanto a ciò approfondì e visse la spiritualità francescana.

Nel 1959 gli fu diagnosticato un male incurabile che la costrinse a diversi interventi chirurgici offrendo la sua sofferenza a quella di Cristo soprattutto per la perseveranza dei sacerdoti. Morì a Roma il 9 dicembre 1969; il 7 novembre 1983 fu avviato il processo di beatificazione mentre nel 1995 papa Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto inerente alle virtù eroiche.

Il fatto in cui si manifesta in particolare la sua santità è un avvenimento di cui un testimone d’eccezione fu il francescano padre Ludovico Profili (1911-2008) che dal 1952 al 1971 fu a Milano assistente dell’Opera della Regalità di Cristo; in questo periodo ebbe modo di conoscere tra altre anche Maria Magro. Come detto sopra ad essa, vista la sua professionalità e affidabilità, affidarono diversi incarichi nella diocesi di Palermo che svolse veramente con spirito evangelico di servizio.

Ma un giorno del 1955 proprio dalle persone più vicine e da cui meno se l’aspettava – ossia sacerdoti della curia palermitana – fu costretta ad agire in modo ingiusto in questioni assai delicate, ossia a sottoscrivere il falso calpestando un principio di giustizia sociale.

Doveva contro la sua coscienza firmare attestati inerenti al trattamento del personale di alcune scuole arcivescovili, “considerando regalia il contributo che invece viene loro dato per la parifica delle scuole e che spetta di diritto alle insegnanti”. Al che lei, non abbassando la testa, si rifiutò di agire secondo tali modalità di tipo mafioso e fu ferma nei principi della verità e moralità pur soffrendo nel vedere scambiare il bene con il male.

Come conseguenza – ricattata mediante argomenti e gesti calunniosi – fu immediatamente radiata da tutto e destituita da qualsiasi carica – una “morte sociale” per non dire “morte ecclesiale” – e si ritrovò sola davanti a tale vero e proprio abuso di potere e di coscienza che la accusa persino di usare parole e gesti non adeguati ad una consacrata. Fu, come lei scrive, “un castigo che mi colpisce di più perché dato alle spalle, con slealtà, e che ringrazio Iddio è immeritato, ma che nello stesso tempo mi priverà di ciò che ha costituito una parte della mia vita per oltre venti anni”.

Dopo tale misfatto andò ad Assisi a fare un ritiro spirituale presso l’Eremo delle Carceri e confidò il tutto al padre Ludovico Profili che presso il medesimo convento teneva corsi di esercizi spirituali; il suddetto francescano le ripropose l’esempio di san Francesco che nell’episodio della “perfetta letizia”, pur insultato e vilipeso, continuò ad amare i fratelli.

Maria Magro prese come riferimento quelle parole ma soprattutto l’esempio dell’Assisiate e tornata a Palermo continuò la sua vita come semplice fedele.

Dopo vario tempo nel 1956 lo stesso arcivescovo, cardinal Ernesto Ruffini, riconosce i propri torti di aver avallato tale ingiustizia e umiliandosi gli chiede perdono e la riabilita, soprattutto nella sua dignità che di per sé non aveva mai perduto! Ma ormai per Maria Magro l’affezione a Gesù era diventata così importante per cui la sua morte a soli 46 anni divenne come per san Francesco un transito, ossia una pasqua alla vita eterna.

(*) preside della Scuola di studi francescani della Pontificia Università Antonianum

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