Nicola: dopo il tonfo nasce il desiderio di creare una famiglia

La coppia di sposi che conoscerete attraverso la testimonianza di Nicola sono stati anche loro in Brasile e lì hanno lasciato un pezzo di cuore. Ma la loro missione è in Italia dove si dedicano a chi è vittima della tossicodipendenza e dell’alcolismo. Grazie a questa testimonianza approfondiamo un nuovo tema del Sinodo e attingiamo alle indicazioni del Papa sulla santità

In Brasile ci sono molti sposi missionari che si dedicano ai più piccoli e ai poveri. In Gaudete et exsultate il Papa stesso ci ha ricordato che siamo tutti chiamati alla santità nei diversi stati di vita. Questa coppia di sposi che oggi conoscerete attraverso la testimonianza di Nicola sono stati anche loro in Brasile e lì hanno lasciato un pezzo di cuore. Ma la loro missione è in Italia dove si dedicano a chi è vittima della tossicodipendenza e dell’alcolismo.
Grazie a questa testimonianza approfondiamo un nuovo tema del Sinodo e attingiamo alle indicazioni del Papa sulla santità.

La testimonianza
Io ho conosciuto la cocaina dopo un fidanzamento finito male e nel mio cuore c’era una grande solitudine, c’era una grande ricerca di amore che era il sogno della mia vita.
Avevo iniziato con le droghe già a 18 anni, l’ecstasy in particolare, ma dopo questo periodo di fidanzamento sono caduto nell’uso di cocaina. Mi sono ritrovato in un giro più grosso di me senza neanche rendermene conto, proprio perché avevo bisogno di riempire un vuoto che c’era dentro di me e la cocaina è diventata per me proprio come un rapporto amoroso, di coppia.
E’ stata la mia compagna per 10 anni della mia vita, la compagna che mi sosteneva, mi nascondeva, mi mascherava, mi difendeva perché io avevo bisogno di questo. Avevo bisogno di questo perché avevo paura di essere me stesso: nella mia vita c’è stata un’esperienza di rifiuto da parte della società, ci sono stati degli abusi che ho subito, quindi tutto ha creato in me un bisogno di essere amato che mi metteva in questa ricerca, ma puntualmente venivo tradito e deluso.
Mi sono reso conto di essere dipendente dalla cocaina quasi da subito, perché venivo da un passato in cui ero già dentro, già facevo uso di sostanze, di ecstasy, di LSD; le avevo sospese per il breve periodo che ero fidanzato. Conoscevo bene il mondo della dipendenza.
Sono arrivato anche a spacciare, come conseguenza. Quando fai uso in maniera massiccia di sostanze diventi comunque anche spacciatore perché per sostenere uno stile di vita così alto hai bisogno di risorse. Io lavoravo, facevo il camionista, avevo un buon stipendio, ma non bastava. Dovevo fare qualcosa che facesse entrare più soldi e questo mi portava a organizzare lo spaccio per persone che io sapevo che usavano sostanze. Non sono mai stato davanti alle scuole, non ho fatto usare le sostanze a chi non le conosceva, però sicuramente con lo spaccio entri in un circolo in cui non hai la percezione del male che fai agli altri.
Poi è arrivato per me il momento del tonfo, quando sono caduto fino in fondo e a un certo punto ho chiesto: “Salvatemi”, ma non più alle droghe.

Dopo 20 anni di questa vita dipendente dalle droghe mi sono guardato attorno e mi sono reso conto che quel desiderio di creare una famiglia, di avere una moglie era irrealizzabile in quel modo.

Vedevo i miei amici con i figli, li vedevo insomma realizzati nella vita e mi chiedevo: ‘Ma io perché no?’. Questo è stato il momento in cui ho fatto i conti con me stesso. Poi, grazie a Dio, anche la mia famiglia ha contribuito perché è stata presente e vicina, soprattutto mia sorella più grande che mi scrisse una lettera in cui mi diceva: “Non riconosco più quel bambino che, nonostante tutte le avversità della vita, aveva una forza interiore che dava coraggio a noi adulti: dov’è quel bambino?”.
E io, più che chiedermi dov’era quel bambino, mi sono chiesto da dove venisse quella forza interiore. Riflettendoci un po’ ho scoperto che quella forza veniva dalla fede che avevo da bambino, dall’incontro che avevo fatto con Gesù da bambino e quindi ho sentito il bisogno di ritornare a Lui. Questo è quello che mi ha salvato.
Il percorso è durato un paio di anni nella Comunità di Nuovi Orizzonti, fondata da una donna, Chiara Amirante, straordinaria con degli occhi che già ti fanno capire che è vero quello che dice, quello in cui crede. È durato tanto, perché era necessario andare a lavorare dentro di me per scoprire tutte le dinamiche di sofferenza e di dolore che mi avevano condotto alla dipendenza.
E adesso sono rimasto io stesso ad aiutare. Sono rimasto perché sentivo come una chiamata a ridonare quell’Amore, con la A maiuscola, che avevo ricevuto gratuitamente e di cui avevo bisogno. E sento proprio il bisogno di ridonarlo perché è stato proprio quell’Amore che mi ha salvato la vita.
Ora ho una moglie… i figli arriveranno… diamo tempo al tempo: ho saputo aspettare tanto per recuperare la mia vita, l’ho fatto con successo e ora continuo la mia rinascita ridonando l’Amore che ho ricevuto.

La parola chiave del Sinodo
La parola chiave di oggi che possiamo approfondire grazia alla storia di Nicola è “conversione”.
Conversione: cambiare vita è difficile sempre ma è possibile anche quando si è arrivati ad un punto che consideriamo di non ritorno e forse il più basso della nostra esistenza, ma perché questo avvenga

è fondamentale mettersi in cammino seriamente nella sequela di Gesù usando tutti gli strumenti e i consigli che il Vangelo ci consegna e che attraverso la Chiesa e la comunità cristiana riceviamo.

L’esortazione apostolica del Papa sulla santità
Gaudete et exsultate al numero 135 chiama ad osare fidandoci di Dio che è sempre oltre ogni nostro possibile schema: “Dio è sempre novità, che ci spinge continuamente a ripartire e a cambiare posto per andare oltre il conosciuto, verso le periferie e le frontiere. Ci conduce là dove si trova l’umanità più ferita e dove gli esseri umani, al di sotto dell’apparenza della superficialità e del conformismo, continuano a cercare la risposta alla domanda sul senso della vita. Dio non ha paura! Non ha paura! Va sempre al di là dei nostri schemi e non teme le periferie. Egli stesso si è fatto periferia (cfr Fil 2,6-8; Gv 1,14). Per questo, se oseremo andare nelle periferie, là lo troveremo: Lui sarà già lì. Gesù ci precede nel cuore di quel fratello, nella sua carne ferita, nella sua vita oppressa, nella sua anima ottenebrata. Lui è già lì”.

Approfondimento
Se si desidera approfondire il tema del disagio dei giovani in occasione del Sinodo si può leggere il libro di Chiara Amirante “Il grido inascoltato. Sos giovani” (Orizzonti di Luce)

 

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