Scandalo abusi negli Stati Uniti: da Boston alla Pennsylvania. La Chiesa chiede un maggiore coinvolgimento dei laici

Il rapporto di 1.356 pagine, presentato lo scorso 14 agosto, è stato definito “un libro degli orrori” dal cardinale di Chicago, Blase J. Cupich, per i dettagli raccapriccianti e per la sistematicità delle violenze condotte su minori e seminaristi, talvolta per lunghi anni. L’indagine abbraccia sette decenni e mette sotto osservazione l’operato di ben sei diocesi dove oltre mille sono state le vittime di 301 sacerdoti, definiti a più riprese “predatori” per la crudele determinazione con cui hanno portato avanti i loro crimini

(da New York) Dolore, rabbia, shock, disgusto, indignazione, vergogna. Non ci sono parole adeguate in grado di esprimere le reazioni all’ultimo scandalo sugli abusi nella Chiesa cattolica americana, raccontato nei dettagli dal Procuratore generale della Pennsylvania dopo due anni di indagini. Il rapporto di 1.356 pagine, presentato lo scorso 14 agosto, è stato definito “un libro degli orrori” dal cardinale di Chicago, Blase J. Cupich, per i dettagli raccapriccianti e per la sistematicità delle violenze condotte su minori e seminaristi, talvolta per lunghi anni. L’indagine abbraccia sette decenni e mette sotto osservazione l’operato di ben sei diocesi dove oltre mille sono state le vittime di 301 sacerdoti, definiti a più riprese “predatori” per la crudele determinazione con cui hanno portato avanti i loro crimini. È vero che gran parte delle denunce risale a periodi precedenti al 2002 quando i vescovi statunitensi, a seguito degli stessi scandali scoperti nella diocesi di Boston, si riunirono a Dallas per deliberare su un documento che mettesse un argine alle violenze perpetrate dagli ecclesiastici e consentisse alle vittime di intraprendere un percorso di guarigione e richiedere un risarcimento adeguato. Tuttavia il fenomeno non si è arrestato e non ha arrestato la perdita di credibilità e fiducia in ministri “che si erano impegnati a proteggere i bambini e la fede e che invece hanno ferito entrambi”, secondo il presule di Chicago.

Intanto ieri più di 140 tra teologi, educatori e leader laici impegnati hanno chiesto le dimissioni dei vescovi sull’esempio di quanto accaduto in Cile “come atto pubblico di pentimento e di penitenza davanti a Dio e davanti al popolo di Dio”. La loro dichiarazione è stata pubblicata sul blog Theology Daily, dove si precisa tra l’altro che non si deve spostare la questione sul piano politico definendola liberale o conservatrice, ma piuttosto come “una richiesta che parte dal cuore di una Chiesa ferita”, che è allibita di fronte “alla cospirazione del silenzio”, messa in atto soprattutto tra i vescovi che hanno coperto o sottovalutato la gravità di questi crimini. Il caso dell’arcivescovo Theodore E. McCarrick, ora dimessosi da cardinale, è prova che nonostante le accuse di abusi e comportamenti inappropriati verso vari seminaristi, è possibile giungere ai più alti livelli di leadership ecclesiale senza incorrere in sanzioni adeguate.

Il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha parlato di “catastrofe morale” e “fallimento della leadership pastorale” poiché sono state distrutte molte vite e si è mandata in frantumi la fede. DiNardo ha chiesto una visita apostolica del Vaticano per seguire il caso McCarrick e ha elaborato assieme al Comitato esecutivo dei vescovi un piano di risposta improntato alla trasparenza, all’indipendenza delle indagini e al coinvolgimento dei laici. Tra gli obiettivi previsti anche

l’individuazione di canali riservati per la denuncia dei vescovi e un sistema più efficace di segnalazione e risoluzione dei casi di abuso, oltre all’individuazione di procedure canoniche per la rimozione dei vescovi stessi.

Papa Francesco, intanto, si è schierato con fermezza e senza mezze misure a fianco delle vittime. Il direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke, ha dichiarato che “le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte. Coloro che hanno sofferto sono la sua priorità, e la Chiesa vuole ascoltarli per sradicare questo tragico orrore che distrugge la vita degli innocenti”. Burke ha ribadito la serietà con cui la Santa Sede ha preso in considerazione il rapporto del Gran giurì e ha condannato gli abusi descritti dichiarandoli “penalmente e moralmente riprovevoli. Questi atti hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede”. La Santa Sede, inoltre, auspica che si apprenda dalle “dure lezioni del passato” e ci sia “un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse”. Il rapporto evidenzia comunque che

dopo il 2002 l’incidenza dei casi è sensibilmente diminuita a prova dell’efficacia delle riforme introdotte dalla Chiesa americana,

tuttavia il disorientamento serpeggia anche tra il clero perché le persone denunciate erano collaboratori con cui si era lavorato per anni. Alcuni dei loro comportamenti valutati anomali erano stati denunciati ma non erano stati presi in sufficiente considerazione, mentre oggi quelle pagine mostrano a tutti la drammatica veridicità. Dolorosamente consapevole della rabbia espressa dai cattolici è il cardinale di Boston, Sean P. O’Malley, a guida della prima diocesi dove lo scandalo degli abusi venne reso pubblico grazie anche alle investigazioni dei giornalisti del Boston Globe. “Il tempo stringe per tutti noi, i fedeli hanno perso la pazienza e la società civile ha perso fiducia in noi”, ha ribadito O’Malley in una dichiarazione pubblica: “Io però non sono privo di speranza e non soccomberò all’idea che i nostri fallimenti non possano essere corretti. Serve trasformare la formazione dei sacerdoti, l’esercizio della leadership pastorale, la cooperazione con le autorità civili. Dobbiamo impegnarci perché questi insuccessi non si ripetano più”.

In questa operazione di risanamento emerge il grande valore dei laici. Si chiede un loro maggiore coinvolgimento perché le loro competenze, esperienze e capacità possano offrire un supporto validissimo “per affrontare questo flagello”. Il loro lavoro e accompagnamento viene ritenuto indispensabile anche per riconquistare il sostegno e la fiducia delle comunità cattoliche e della società civile. Oltre mille in questi anni sono stati formati per seguire le procedure di segnalazione degli abusi e il vescovo di Albany chiede che sia una commissione laica a giudicare anche l’operato dei vescovi. La rivista dei gesuiti “America” propone intanto un giorno di digiuno e penitenza pubblico per vescovi e sacerdoti in tutte le cattedrali del Paese: “È un atto significativo di pentimento e riparazione pubblica – spiega l’editoriale – in cui il clero si prostra con umiltà e silenzio ad ascoltare la testimonianza dei fedeli e si concentra anzitutto sui sopravvissuti agli abusi, non sugli effetti di questa crisi sulla reputazione della Chiesa come istituzione o sulla sua posizione finanziaria”.

 

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