Carta di Leuca: la convivialità delle differenze si tocca con mano

La contaminazione è il modo con cui ritrovarsi. Riscoprire la propria storia. C’è una migrazione verso l’Europa, dai Paesi a sud del Mediterraneo, ma c’è anche una migrazione di giovani da questi territori verso il nord Europa. L’incontro potrebbe offrire motivi per radicarsi, per non fuggire, per sognare un avvenire qui e non altrove. I giovani rischiano di pagare le conseguenze dei sogni interrotti delle generazioni adulte

“Step by step, face to face”: il cammino di 350 giovani unisce nel Salento (Brindisi-Santa Maria di Leuca) dal 5 al 10 agosto il progetto delle pastorali giovanili delle cinque diocesi della Metropolia di Lecce, che si preparano al grande incontro di Roma con papa Francesco, e la III edizione della Carta di Leuca.
La convivialità delle differenze si tocca con mano. E’ esperienza che parte dei piedi, grazie alle ore di cammino nella luce sfolgorante di questo lembo di terra, e arriva ai volti che si incontrano, si incrociano e si ri-conoscono. La tavola rotonda nella suggestiva piazza Duomo di Lecce (6 agosto) ha portato a riflettere sulla convivialità. Ne hanno discusso mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, il prof. Francesco Fistetti, ordinario di storia della filosofia all’Università di Bari e don Bruno Bignami, vicedirettore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, con delega al Progetto Policoro.

Nella terra di don Tonino Bello unire convivialità delle differenze e profezia può apparire cosa ovvia. Eppure non si deve dimenticare che questo connubio richiede il prezzo della testimonianza.

Esige coraggio. Paga spesso lo scotto dell’incomprensione o della derisione. Viene alla mente il viaggio di don Tonino a Sarajevo pochi mesi dalla morte, in una città assediata dai cecchini e dove gli operatori di pace erano scoraggiati da tutti. Quella che don Tonino ha definito l’”Onu dei poveri” ha assunto il valore di profezia. Per costruire la pace bisogna stare in mezzo, abitare, incontrare i volti. La mistica del volto dell’altro è la condizione per non lasciarsi intrappolare in logiche di convenienza.
Viene anche alla mente la profezia di papa Francesco, che ha ascoltato il grido dei poveri sin dal suo primo viaggio italiano a Lampedusa. L’isola al centro del Mediterraneo è diventata àncora di salvezza per molti, ma ha rappresentato un altare sacrificale per le logiche egoistiche di un Occidente “a pancia piena e cuore chiuso”.

La convivialità delle differenze si nutre di profezia.

Come è profezia l’immagine di gente proveniente da continenti e popoli diversi chiamati a camminare in questa terra salentina. Volti differenti, storie differenti, culture differenti, tradizioni religiose differenti capaci di parlare lo stesso linguaggio di un’umanità che sa incontrarsi e riconoscersi. E’ un pugno nello stomaco e insieme una freccia scoccata nel futuro.
E’ un pugno nello stomaco nell’era delle tecnologie cosiddette “social”. Tutti connessi, ma difficilmente con il volto del prossimo.
E’ un pugno nello stomaco all’epoca dell’ecologia integrale, dove il grido della terra è anche il grido dei poveri. I rifiuti ambientali si mescolano facilmente con gli scarti umani, i dimenticati dal benessere “a pancia piena e cuore chiuso”.
E’ però una freccia scoccata nel futuro all’epoca delle migrazioni. La contaminazione è il modo con cui ritrovarsi. Riscoprire la propria storia. C’è una migrazione verso l’Europa, dai Paesi a sud del Mediterraneo, ma c’è anche una migrazione di giovani da questi territori verso il nord Europa. L’incontro potrebbe offrire motivi per radicarsi, per non fuggire, per sognare un avvenire qui e non altrove. I giovani rischiano di pagare le conseguenze dei sogni interrotti delle generazioni adulte.

Il futuro si costruisce coi piedi per mostrarsi nei volti.

E’ generativo nel coraggio di giovani che camminano insieme. Ha la forza profetica dei volti che si incontrano e si abbracciano.
Tra pochi giorni, giovedì 9, cammineranno nella notte, prima di porre la propria firma sulla Carta di Leuca. Quasi a dire che c’è all’orizzonte un’alba nuova. Non ve ne accorgete?
La convivialità è già profezia.

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