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Incontro di Bari. Il plauso del Patriarcato di Mosca: “Se vogliamo salvare il Medio Oriente, dobbiamo agire velocemente”

Intervista dei media Cei al metropolita Hilarion, numero due del Patriarcato di Mosca, al termine della Giornata di preghiera per la pace in Medio Oriente. “Ho avuto una impressione positiva”, dice: “I rappresentanti delle Chiese del Medio Oriente hanno condiviso le loro speranze, i loro dolori, le loro preoccupazioni e abbiamo valutato insieme cosa si può fare per risolvere i problemi che esistono in Medio Oriente”. Negli ultimi 15 anni, aggiunge, “siamo testimoni di un genocidio dei cristiani in Medio Oriente”. “Se vogliamo salvare i cristiani, se vogliamo che il cristianesimo non venga cancellato dalla cartina geografica del Medio Oriente, dobbiamo agire velocemente”

(Foto: Vatican Media)

L’incontro sabato 7 luglio a Bari di Papa Francesco con tutti i Capi delle Chiese cristiane del Medio Oriente per pregare e discutere sulla pace, incassa il plauso anche del Patriarcato di Mosca. “Impressione positiva”, gratitudine al Papa, pieno sostegno alle parole pronunciare da Francesco: è quanto esprimere il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca e delegato del Patriarca Kirill a Bari in un’intervista rilasciata al Sir, Avvenire e Radio inBlu, al termine dell’intensa Giornata di preghiera e discussione nella città di san Nicola. La situazione dei cristiani del Medio Oriente sta particolarmente a cuore alla Chiesa ortodossa russa. Il 14 aprile scorso, il Patriarca Kirill ha avuto una serie di conversazioni telefoniche con Papa Francesco e tutti i Patriarchi ortodossi del Medio Oriente e il tema fu la Siria. Qualche giorno dopo, un nutrito gruppo di Patriarchi delle Chiese ortodosse del Medio Oriente si fa promotore di un appello di pace. Rivolgendosi ai leader politici, scrivono: “Li imploriamo, nel nome di Dio, di superare i loro disaccordi e di lavorare insieme per la pace nel mondo. Insieme chiediamo ai leader politici di evitare un’ulteriore escalation di tensioni, di rinunciare alla via del confronto e di abbracciare il dialogo”. L’idea di convocare a Bari tutti i Capi delle Chiese cristiane di quella Regione ha dunque avuto molte spinte. Come ha spiegato il cardinale Leonardo Sandri ai giornalisti, la Giornata di Bari “viene da lontano e viene da più voci: diverse Chiese o Patriarchi l’hanno rivolta direttamente al Santo Padre nel corso della loro visita a Roma”. C’è pure un appello scritto nel febbraio 2016 dal Patriarca maronita Béchara Boutros Raï a nome degli altri Patriarchi cattolici del Medio Oriente, in cui esprimono la loro disponibilità a intervenire anche con alcuni Capi di Chiese non cattoliche della stessa regione. Anche il cardinale Kurt Koch parla di un incontro “a lungo preparato” e sempre ai giornalisti precisa che la telefonata del Patriarca Kirill a Papa Francesco “è stato un ulteriore momento. Non la causa di questo incontro ma un ulteriore motivo per farlo”. Sta di fatto che a Bari, all’invito di Papa Francesco hanno risposto tutti.

Metropolita Hilarion, ci può dire la sua impressione al termine della Giornata di Bari?

Ho avuto un’impressione positiva della preghiera e della discussione.

La discussione è stata molto aperta, ovviamente si è svolta a porte chiuse e, quindi, quanto emerso è confidenziale. Pertanto non posso svelare i contenuti della discussione ma posso dirvi che è stata franca, aperta. I rappresentanti delle Chiese del Medio Oriente hanno condiviso le loro speranze, i loro dolori, le loro preoccupazioni e abbiamo valutato insieme cosa si può fare per risolvere i problemi che esistono in Medio Oriente.

(Foto: Vatican Media)

Cosa preoccupa di più le Chiese cristiane?
Negli ultimi 15 anni siamo testimoni di un genocidio dei cristiani in Medio Oriente. È cominciato in Iraq, è continuato in Libia e sta continuando in Siria dove, solo dopo l’intervento russo, la situazione ha cominciato a cambiare. Ma ci sono ancora problemi e situazioni che ci preoccupano molto e siamo grati a Papa Francesco per averci coinvolto in questo incontro. Vorrei ricordare che alcune settimane fa, il Patriarca Kirill di Mosca ha chiamato Papa Francesco.

È stata la prima chiamata telefonica che il Patriarca di Mosca faceva al Papa. E l’oggetto della conversazione è stata la situazione in Medio Oriente.

Il Patriarca Kirill ha anche parlato con i Patriarchi di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme e, nello stesso giorno, io personalmente ho parlato con il Patriarca copto e con il Patriarca siro-ortodosso. E credo che, dopo questo scambio di opinioni al telefono, è emersa l’idea dell’incontro di oggi e sono molto contento che sia successo.

(Foto: Vatican Media)

Quale il messaggio che i leader delle Chiese cristiane di tutto il Medio Oriente hanno voluto lanciare ai leader politici?
Penso che il messaggio sia stato ben espresso da Papa Francesco nel suo discorso finale che ha letto dopo la nostra discussione nella basilica di San Nicola. Credo che molti dei partecipanti a questo incontro condividono la sua visione e le sue opinioni.

Se vogliamo salvare i cristiani in Medio Oriente, se vogliamo che il cristianesimo non venga cancellato dalla cartina geografica del Medio Oriente, dobbiamo agire velocemente.

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