Incontro di Bari. Il Papa e i Patriarchi, due ore di dialogo sul Medio Oriente nel segno di una “sinodalità aperta al mondo”

Preghiera e riflessione. Su questo binario, racconta al Sir padre Giovanni Distante, rettore della basilica di san Nicola, si svolgerà domani la Giornata per la pace in Medio Oriente che Papa Francesco e i Patriarchi hanno fortemente voluto. La basilica è stata completamente svuotata dei banchi e, al loro posto, è stato allestito un enorme tavolo rotondo attorno al quale siederanno il Papa e i Patriarchi. Due ore di dialogo e riflessione a porte rigorosamente chiuse sui temi della pace e dei cristiani in Medio Oriente

(da Bari) Doveva essere un tavolo rettangolare ma poi alla fine si è optato per un enorme tavolo tondo attorno al quale sono state posizionate 20 sedie e 20 microfoni. È qui nel cuore della basilica di San Nicola, con la navata completamente liberata dai banchi, che Papa Francesco con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente si ritroveranno domani per una sessione di dialogo e riflessione a porte chiuse e di due ore sulle sfide della pace e dei cristiani che vivono in queste martoriate terre.

Le sedie sono tutte uguali, segno – voluto – che tutti hanno lo stesso diritto di parola. È l’immagine di una sinodalità “aperta al mondo” che, per la prima volta nella storia della Chiesa moderna, si realizza qui, a Bari, nella città di san Nicola, in solidarietà con i cristiani perseguitati e con tutti i popoli vittime nelle terre martoriate dell’Oriente. È un evento ecumenico storico: i Capi delle Chiese hanno acconsentito di mettere da una parte le dispute teologiche, e non solo, che le dividono, di sedere gli uni a fianco agli altri, uniti nella stessa preoccupazione per le vittime delle guerre e per la sorte dei cristiani in Medio Oriente e soprattutto di chiedere la pace con una voce sola al mondo.

Seduti al tavolo ci saranno “solo” i Capi o loro delegati delle Chiese ortodosse, ortodosse orientali, e cattoliche orientali; il rappresentate della Chiesa luterana e la rappresentante, una donna, del Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane del Medio Oriente. A fianco al Papa, si siederà monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme che avrà il compito di tenere la prolusione che aprirà poi il dialogo. In basilica, non entrerà nessuno. Tutti dovranno uscire fuori. La discussione è protetta da una massima riservatezza. Sono ammessi solo gli assistenti dei Patriarchi (seduti dietro di loro); i traduttori (cinque le lingue che verranno usate: italiano, arabo, greco, inglese e francese), gli addetti alle telecamere a circuito chiuso (per permettere ai traduttori di seguire anche il labiale) e, infine, in un angolo, ci sono quattro sedie sulle quali siederanno i cardinali Pietro Parolin, Angelo Becciu, Leonardo Sandri e Kurt Koch.

Preghiera e riflessione. Su questo binario, racconta al Sir padre Giovanni Distante, rettore della basilica di san Nicola, si svolgerà la Giornata per la pace in Medio Oriente che Papa Francesco e i Patriarchi hanno fortemente voluto. La sessione di dialogo è infatti preceduta da due momenti forti di preghiera. Il primo è la venerazione nella cripta della basilica delle reliquie di san Nicola. Dopo aver accolto i Patriarchi, Francesco scenderà con loro nella cripta e accenderà la lampada uniflamma. “La Lampada – fa notare padre Distante – è a forma di barca che rappresenta la Chiesa. E sulla barca eccelle la testimonianza di Nicola”. Sulle spalle del Santo, infatti, ci sono due coppe che rappresentano l’una la Chiesa d’Oriente e l’altra la Chiesa d’Occidente con scritta, in greco e in latino, la preghiera di Gesù al Padre, prima di morire, “che siano uno”. Queste coppe sono alimentate da oli differenti, e sta a dimostrare la diversità di riti di cui si compone la Chiesa. “Rappresentano la ricchezza della Chiesa”, spiega il rettore.

“Dal punto di vista simbolico, è il segno dell’unità nella diversità. Nonostante sia alimentata da oli differenti, il risultato è l’accensione di un’unica fiamma”.

Dopo la venerazione dei Patriarchi sulla tomba di San Nicola e l’accensione della lampada uniflamma, i capi religiosi raggiungeranno la rotonda di largo Giannella dove è stato allestito un palco sul quale si svolgerà il momento di preghiera. Successivamente, Papa Francesco e i Patriarchi ritorneranno in basilica dove vi sarà la sessione di riflessione a porte chiuse. Al termine dell’incontro, tutti usciranno sul sagrato della Basilica e Francesco leggerà un messaggio conclusivo. Quindi, un gruppo di bambini farà volare delle colombe in segno di pace.

La Basilica è il centro del culto nicolaiano. Migliaia di pellegrini raggiungono da tutto il mondo questo luogo per venerare san Nicola. Si calcola che ogni anno passino da qui più di un milione di pellegrini e turisti. La cripta può contenere fino alle 250 persone e il giovedì quando gli ortodossi russi celebrano la loro Divina Liturgia la cripta si riempie. Sono i russi i pellegrini più numerosi. Seguono i rumeni, i greci e i georgiani. Ma anche fedeli ortodossi provenienti da Eritrea ed Etiopia.

“Il Mediterraneo – commenta ancora padre Distante – è la culla delle religioni monoteiste e non si può essere membro di una di queste religioni e non pensare ad un Dio buono, misericordioso, ad un Dio di pace. Non possiamo presentarlo agli occhi del mondo come un Dio diverso da quello che è. Tutto ciò che di contrario avviene nel Mediterraneo oggi è solo frutto della nostra lontananza da Dio e del nostro peccato. Il Papa soffre per questa Regione martoriata dalla guerra e dal terrorismo e ci invita a riflettere su quelle che possono essere le nostre responsabilità e quali condizioni mettere in atto perché torni la pace. Oggi in un momento così triste della storia non possiamo presentarci divisi. Ma dobbiamo unirci nella preghiera, fare nostra la sofferenza di questo popolo e invocare a Dio il dono della pace. E la forza necessaria per lasciarlo in eredità al mondo che viene, al mondo futuro”.

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