Obolo di San Pietro: Francesco e il verbo “servire”

Alla vigilia della Giornata per la carità del Papa, in programma il 24 giugno, abbiamo raccolto alcuni interventi recenti di Papa Francesco sul tema del "servire", come chiave per comprendere il senso dell'appartenenza ecclesiale.

foto SIR/Marco Calvarese

Furono gli anglosassoni, alla fine del secolo VIII, dopo la loro conversione, a decidere di inviare in maniera stabile un contributo annuale al Papa per le sue attività di vescovo di Roma. Nacque così il “Denarius Sancti Petri” (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei Paesi europei. L’Obolo di San Pietro, come si chiama oggi, ha però origini ben più antiche: nasce con lo stesso cristianesimo – come si legge negli Atti degli Apostoli – la pratica di sostenere materialmente coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo, perché possano impegnarsi interamente nel loro ministero, prendendosi anche cura dei più bisognosi. In vista della Giornata per la Carità del Papa, che si celebra il 24 giugno, passiamo in rassegna alcuni interventi di Papa Francesco che ruotano intorno al verbo “servire”, al centro della Giornata e delle opere di misericordia realizzate dalla Santa Sede grazie all’Obolo di San Pietro – come documenta il sito relativo – nei cinque continenti.

Il cristiano esiste per servire. “Gesù ci insegna il servizio, come strada del cristiano. Infatti, il cristiano esiste per servire, non per essere servito. Ed è una regola che vale tutta la vita. Tutto è racchiuso lì: infatti tanti uomini e donne nella storia, che l’hanno presa sul serio, hanno lasciato tracce di veri cristiani: di amore e di servizio. L’eredità di Gesù è questa: ‘Amatevi come io ho amato’ e ‘servite gli uni gli altri’. Lavate i piedi gli uni agli altri, come io ho lavato a voi i piedi”. (26 aprile 2018, Messa a Santa Marta)

Dall’io al tu. “Gesù – li invia a preparare con precise indicazioni ed essi trovano una grande sala, arredata e già pronta. I discepoli vanno a preparare, ma il Signore aveva già preparato. Ma, come ai discepoli allora, anche a noi oggi Gesù chiede di preparare. Come i discepoli domandiamogli: ‘Signore, dove vuoi che andiamo a preparare?’. Dove: Gesù non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi. Quante persone sono prive di un posto dignitoso per vivere e del cibo da mangiare! Ma tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli. Egli si è fatto pane spezzato per noi; chiede a noi di donarci agli altri, di non vivere più per noi stessi, ma l’uno per l’altro. Così si vive eucaristicamente: riversando nel mondo l’amore che attingiamo dalla carne del Signore. L’Eucaristia nella vita si traduce passando dall’io al tu”. (3 giugno 2018, Messa nella parrocchia di Santa Monica a Ostia)

Le virtù dei cristiani. “Che cosa significhi rivestirsi di Cristo, lo ricorda San Paolo spiegando quali sono le virtù che i battezzati debbono coltivare: ‘Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto’”. (16 maggio 2018, udienza generale in piazza San Pietro)

Entrare nelle sue piaghe. “Abbiamo anche noi bisogno di ‘vedere Dio’, di toccare con mano che è risorto, e risorto per noi. Come possiamo vederlo? Come i discepoli: attraverso le sue piaghe. Guardando lì, essi hanno compreso che non li amava per scherzo e che li perdonava, nonostante tra loro ci fosse chi l’aveva rinnegato e chi l’aveva abbandonato. Entrare nelle sue piaghe è contemplare l’amore smisurato che sgorga dal suo cuore. Questa è la strada. È capire che il suo cuore batte per me, per te, per ciascuno di noi. Cari fratelli e sorelle, possiamo ritenerci e dirci cristiani, e parlare di tanti bei valori della fede, ma, come i discepoli, abbiamo bisogno di vedere Gesù toccando il suo amore. Solo così andiamo al cuore della fede e, come i discepoli, troviamo una pace e una gioia più forti di ogni dubbio”. (8 aprile 2018, omelia della Messa in piazza San Pietro – II domenica di Pasqua)

Prima i più bisognosi. “Dio è con noi, vicino a noi, ci ama, cammina con noi, è interessato alla nostra storia personale e si prende cura di ognuno, a partire dai più piccoli e bisognosi. La festa della Santissima Trinità ci fa contemplare il mistero di Dio che incessantemente crea, redime e santifica, sempre con amore e per amore, e ad ogni creatura che lo accoglie dona di riflettere un raggio della sua bellezza, bontà e verità. Egli da sempre ha scelto di camminare con l’umanità e forma un popolo che sia benedizione per tutte le nazioni e per ogni persona, nessuna esclusa. Il cristiano non è una persona isolata, appartiene ad un popolo: questo popolo che forma Dio. Non si può essere cristiano senza tale appartenenza e comunione. Noi siamo il popolo: il popolo di Dio”. (27 maggio 2018, Messa della Santissima Trinità)

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