Oeconomicae et pecuniariae questiones: i mercati finanziari sotto esame etico

Il Documento è favorevole alla separazione dell'attività bancaria commerciale (raccolta e credito alle imprese e alle famiglie) e quella più rischiosa di investimento. Critica lo strapotere dei grandi network finanziari internazionali che piegano la politica ai loro azzardi. Segnala rischi nelle attività offshore e nella spersonalizzazione dei grandi flussi finanziari. Chiama in positivo a un impegno etico chi colloquia con le famiglie, ne gestisce risparmi e quindi le attese

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Tanti e tali sono gli stimoli contenuti nei 33 capitoli e nelle conclusioni che ogni capoverso del Documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones” andrebbe messo al centro di una riflessione sui comportamenti delle forze economiche, degli operatori finanziari, di chi ne fissa le regole, chi controlla e chi muove il denaro. Tanto o poco che sia. Risparmiatori compresi, perché scelte collettive più consapevoli dei popoli possono cambiare la Grande Finanza.

Le riflessioni del Documento, messo a punto dalla Congregazione per la dottrina della fede e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, vanno lette riga per riga e toccano un tema non facile, potenzialmente scivoloso, come quello dei mercati finanziari. Si ragiona di economia, di raccolta e destinazione del risparmio, molto delle Borse, il loro ruolo nel creare culture di pura speculazione e di accentuazione delle diseguaglianze. I tanti prodotti speculativi, sempre più nuovi e incomprensibili, sono analizzati nel profondo per i loro effetti. Nonostante si entri nel dettaglio di securitization, fixing, Cds, shadow banking e tecnicismi vari (tutti spiegati in un perfetto linguaggio divulgativo perché l’educazione finanziaria è un valore, aiuta a capire e scegliere) c’è un grande filo conduttore che guida il “Discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario”; ed è un invito a non scartare pregiudizialmente tutto il mondo della finanza.

I mercati – lo sappiamo – sono luogo di incontro fra la domanda e l’offerta. Chi compra vuole pagare meno, chi vende vuole realizzare al massimo. Uomini e donne, bambini sono diventati merce nelle mani della criminalità e delle dittature. Chi può offrire materie prime rare sfrutta l’oligopolio e non ama la concorrenza. Tutto ciò resta vero.

I mercati non sono prati di margherite.

Un altro invito è però quello di entrare nei varchi di riflessione che i migliori protagonisti dei mercati finanziari hanno avviato dopo la crisi del 2007-2008 che ha distrutto risparmio e lavoro in tutto il mondo. Nessuno sostiene più le teorie di Borse senza regole, o la cultura assolutoria che i mercati correggono da soli gli errori. Sono aumentate regole e sanzioni, gli operatori finanziari corretti temono la caduta di fiducia generale che distrugge anche il loro business. La cultura della massima performance “sempre e comunque” ha perso terreno sui risultati sostenibili nel tempo.

Come un buon meccanico, il Documento non emette giudizi prima di aver analizzato con grande accuratezza le singole parti del motore, anche quando il malfunzionamento e l’inquinamento appaiono individuabili. “È un Documento basato su alcune evidenze elementari e universali – ha sostenuto mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer presentando il testo con il card. Peter Kodwo Appiah Turkson e i docenti Lorenzo Caprio e Leonardo Becchetti – non intende sposare alcuna opinione di scuola bensì essere solo uno sguardo leale su alcuni ambiti dell’attuale mondo finanziario ed offrire un giudizio etico su taluni aspetti”.

Se si rifiuta il pensiero unico della percentuale di giornata del listino (e viene chiesto a università e business schools di aggiungere corsi per avere una visione più completa dell’uomo), del Pil inteso solo come produzione interna lorda, del reddito finanziario che prescinde dall’impresa e dal lavoro, allora si possono trovare facilmente nuovi obiettivi cui una finanza virtuosa può dare il contributo.

Il Documento è favorevole alla separazione dell’attività bancaria commerciale (raccolta e credito alle imprese e alle famiglie) e quella più rischiosa di investimento. Critica lo strapotere dei grandi network finanziari internazionali che piegano la politica ai loro azzardi. Segnala rischi nelle attività offshore e nella spersonalizzazione dei grandi flussi finanziari. Chiama in positivo a un impegno etico chi colloquia con le famiglie, ne gestisce risparmi e quindi le attese. Chi lavora all’interno dell’economia e della finanza conosce il funzionamento dei mercati e la fragilità – economica e di conoscenza (asimmetria informativa) – dei più deboli. Credenti o non credenti, dice in sostanza il Documento, hanno la possibilità di tutelare i risparmi non esponendoli al fuoco e mettendoli al riparo in modo che possano comunque beneficiare di un po’ di calore.

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