This content is available in English

L’Istruzione “Cor Orans” è un sentiero che ogni comunità dovrà creare insieme

In fin dei conti queste norme, perché tali sono e rimangono, sono state messe nelle nostre mani perché noi vi imprimiamo il nostro conio personale, quello che oggi desideriamo per vivere al meglio “l’autenticità” della “peculiare forma della sequela Christi” espressa nella vita monastica. Non riusciremo ad entrare nello spirito di questa Istruzione che con il tempo, la riflessione personale e comunitaria, calata in quel flusso orante che vuole animare e custodire. Non sarà facile. Non sarà immediato. Nessuna di noi monache, però, negherà di voler camminare, guardarsi in trasparenza evangelica e procedere

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Molti interrogativi hanno preparato l’attesa della Cor Orans: Istruzione applicativa della Costituzione Apostolica Vultum Dei quaerere sulla vita contemplativa femminile della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
Interrogativi scaturiti dal desiderio vivo del sentire cum Ecclesia oggi, nel nostro vivo presente, e non nello ieri che, in un qualche modo, non ci appartiene più.
Molti interrogativi però scaturiscono dalla lettura a caldo della Cor Oransindubbiamente per le novità, le deroghe introdotte ma, fin qui, bisognerà apprendere a rinnovare consuetudini e norme, forse ormai desuete.
Molto più l’accento cade su quanto a noi monache viene chiesto. È scontato come la presente Istruzione con i suoi 289 numeri e le sue disposizioni finali richieda una riflessione ampia e collegiale, che deve essere applicata da ogni tradizioni monastica alla luce del suo carisma.
Viene sottolineato in apertura, nell’Introduzione, come Papa Francesco non abbia inteso abrogare la Sponsa Christi – derogata solo in alcuni punti -, ma abbia voluto delineare “un’ottica unitaria” tenendo presente “l’intenso e fecondo cammino percorso dalla Chiesa negli ultimi decenni, alla luce degli insegnamenti dello stesso Concilio e considerate le mutate condizioni socio-culturali [12], ribadendo che ‘la vita contemplativa femminile ha sempre rappresentato nella Chiesa e per la Chiesa il cuore orante, custode di gratuità e di ricca fecondità apostolica ed è stata testimone visibile di misteriosa e multiforme santità'”.
Questo l’humus da cui è germinato il presente documento dalle fondamenta precise.

Le norme giuridiche non appaiono calate dall’alto o semplicemente prodotte del Codice di diritto canonico con applicazione astratta, si avverte lo sguardo calato sulla realtà, su quella incarnazione quotidiana che è la vita monastica.

Se l’autonomia del monastero viene garantita, si sottolinea come deve ottemperare ad alcuni parametri ben indicati che non concedono spazio e tempo a forme museali o di ripiego ma esigono la piena e consapevole partecipazione delle monache che rendano una comunità viva e capace di trasmettere la vita.
Tuttavia, autonomia non si può identificare con un’autocefalia mal intesa,

è esigita ormai da noi una collaborazione fra monasteri, qualunque sia la forma giuridica prescelta,

che garantisca una comunione, una fraternità che non isoli una comunità ma la renda gravida delle gioie e dei dolori, dei passi e delle difficoltà di tutti i monasteri uniti insieme.
Unica possibilità di vitalità se vogliamo che “ogni comunità sia come un faro che illumina il cammino degli uomini e delle donne del nostro tempo”.
Il cammino è arduo, tracciato ormai nelle sue grandi linee, ma è un sentiero che ogni comunità dovrà creare insieme per far fiorire la chiamata di ciascuna e renderla fonte viva per la Chiesa e per il mondo. Il passo sarà unico e prezioso, come unica e preziosa è ogni persona, ma mosso insieme.
In fin dei conti queste norme, perché tali sono e rimangono, sono state messe nelle nostre mani perché noi vi imprimiamo il nostro conio personale, quello che oggi desideriamo per vivere al meglio “l’autenticità” della “peculiare forma della sequela Christi” espressa nella vita monastica.
Non riusciremo ad entrare nello spirito di questa Istruzione che con il tempo, la riflessione personale e comunitaria, calata in quel flusso orante che vuole animare e custodire.
Non sarà facile. Non sarà immediato. Nessuna di noi monache, però, negherà di voler camminare, guardarsi in trasparenza evangelica e procedere.

Altri articoli in Chiesa

Chiesa