Sperare don Tonino e il mare

"Grazie, terra mia, piccola e povera" in cui "Antonio nacque Tonino e divenne don Tonino" e da cui ancora oggi dalla sua tomba, piena di sogni fusi di cielo e di terra, ci fa giungere il pressante invito a vivere il Vangelo senza sconti

(Foto Vatican Media/SIR)

I colori sono quelli del Salento, il calore anche… del sole e della gente. E tra l’azzurro del cielo, il rosso della terra e il verde degli ulivi è spuntato lui, vestito di bianco, pellegrino sulla tomba del profeta Bello. Papa Francesco si è fermato a respirarne la profezia e a gustarne la sua terra, “piccola e povera”. Ed ha iniziato a sperare! Non nel senso diffuso dell’attesa e della fiducia, ma nel senso del guardare attraverso un raggio di luce.

E Papa Francesco ha sperato don Tonino! Lo ha sollevato, lo ha messo difronte al sole e ci ha invitato a guardarlo in trasparenza, controluce. E

in filigrana ci ha invitati a leggerne l’esperienza e la testimonianza con una sola parola: “contempl-attivitá”. Strana regola di vita per noi poco inclini alla sintesi e che, o ci dissolviamo nel fare, o ci impenniamo nel sacro.

E in trasparenza si scorgono i tratti del volto di don Tonino e di chi – come lui – vuole mordere la vita con l’amore per Dio e la passione per l’uomo: “l’ardore del sogno, lo slancio del dono, l’audacia di non fermarsi alle mezze misure”… per amare il mondo con dosi di tenerezza… secondo lo stile di Dio.

E poi Papa Francesco ha sperato il mare, il mar Mediterraneo in cui questa terra si tuffa. Sì, lo ha sollevato e lo ha messo di fronte al sole perché potessimo guardarlo in trasparenza, in controluce. E in filigrana il mare si è trasformato in finestra.

Una finestra aperta da cui “osservare tutte le povertà che incombono sulla storia” e da cui scorgere i segni di speranza che raccontano che la pace non è cosa dell’altro mondo, ma possibilità concreta di vedere realizzata la fraternità universale nello storico bacino in cui si è diffusa la civiltà nuova del Vangelo.

E in trasparenza si scorgono i tratti del volto del costruttore di pace: “farsi piccolo per essere vicino, essere capace di accorciare le distanze, offrire una mano tesa”.

“Grazie, terra mia, piccola e povera” in cui “Antonio nacque Tonino e divenne don Tonino” e da cui ancora oggi dalla sua tomba, piena di sogni fusi di cielo e di terra, ci fa giungere il pressante invito a vivere il Vangelo senza sconti.

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