Messa crismale con Papa Francesco: la vicinanza come chiave per l’evangelizzazione

Uno dei punti più elevati dell’omelia di Francesco riguarda la vicinanza come componente essenziale della verità cristiana: questa non deve semplicemente definire in modo astratto le cose, tenendole a distanza, ma, anzi, permettere di nominarle con il proprio nome, come le nomina Dio. Esiste infatti una “verità-idolo” che "usa le parole evangeliche come un vestito, ma non permette che le si tocchi il cuore", e che allontana la gente "dalla vicinanza risanatrice della Parola e dei Sacramenti di Gesù"

(Foto Vatican Media/SIR)

L’omelia del Santo Padre è centrata sul tema della prossimità o “vicinanza” di Dio e su come il sacerdote debba tenere tale atteggiamento. Francesco ne parla a partire da un testo del Deuteronomio, dove Israele si riconosce privilegiata perché ha Dio vicino, ogni volta che viene invocato (cf. Dt 4,7). Viene poi citato il Salmo 88, quando descrive la “compagnia di Dio” nei confronti di Davide, che sin da giovane è stato guidato dal Signore. Passando poi per la futura prossimità del “Veniente” del libro dell’Apocalisse, il Papa arriva a Gesù, descritto mentre apre il rotolo del profeta nella sinagoga di Nazaret e annuncia il suo vangelo (cf. Lc 4,14-30).

Gesù – dice Papa Francesco – si sarebbe potuto fermare nella sinagoga per commentare semplicemente quel passo, svolgendo bene l’ufficio che era richiesto a uno scriba o a un dottore della Legge, ma invece è uscito per “essere vicino al suo popolo”.

Il Pontefice definisce la “vicinanza” come “un atteggiamento che coinvolge tutta la persona, il suo modo di stabilire legami, di essere contemporaneamente in sé stessa e attenta all’altro” e poi ne applica le caratteristiche al ministero sacerdotale. Il “sacerdote vicino, che cammina in mezzo alla sua gente con vicinanza e tenerezza di buona pastore”, è quello che si accosta in modo concreto al popolo che gli viene affidato, investendo il proprio tempo per la gente, con una parola dedicata a tutti. La vicinanza ha anche un modello, un diacono dell’età apostolica, Filippo, che secondo il racconto di Atti degli Apostoli – commenta Francesco – “ha imparato bene da Gesù a essere predicatore di strada”. Da qui la vicinanza come chiave per l’evangelizzazione, in quanto atteggiamento costante nel Vangelo, usato da Gesù per descrivere quel Regno che “è vicino” (cf. Mc 1,15).
Il Papa esorta poi i sacerdoti a meditare “tre ambiti di vicinanza” nei quali possono esercitare il loro ministero:

la vicinanza nel dialogo spirituale, quella nella confessione e quella riguardante la predicazione.

La modalità di fondo per tali atteggiamenti è materna e mariana: Papa Francesco arriva anche a dare un nuovo titolo alla Vergine Maria, chiamata “Madonna della Vicinanza”, la stessa “donna” di Cana che è saputa stare lì, accanto al Figlio, “dove si cucina[va]no le cose importanti”.
Ma uno dei punti più elevati dell’omelia di Francesco riguarda la vicinanza come componente essenziale della verità cristiana: questa non deve semplicemente definire in modo astratto le cose, tenendole a distanza, ma, anzi, permettere di nominarle con il proprio nome, come le nomina Dio. Esiste infatti una “verità-idolo” che “usa le parole evangeliche come un vestito, ma non permette che le si tocchi il cuore”, e che allontana la gente “dalla vicinanza risanatrice della Parola e dei Sacramenti di Gesù”.

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