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Pro-Vocati dal Vangelo. Il suo amore per sempre

Dopo la Risurrezione, il Cristo si rivela a Maria di Magdala, ad una donna, a colei che è stata creata per cogliere con il cuore la vita che pulsa in ogni frammento. Mentre i discepoli abbandonano Gesù, Maria, colta dallo smarrimento e dalla confusione per il dolore, vuole trovare il suo Signore. Cerca colui che aveva destato in lei la capacità di ridefinirsi persona capace di relazione, di amare, di sentirsi appartenente, di essere riconosciuta degna di essere amata

Protesi verso la Pasqua, chiediamo a Gesù di lasciarci partecipare all’ultima cena: vogliamo sederci accanto ai discepoli e lasciarci lavare i piedi da lui. Desideriamo inserirci in questo clima familiare, intimo, carico di fiducia, di rispetto, di accoglienza che Gesù ha voluto preparare per i suoi amati sino alla fine. Vogliamo cogliere tutta la dedizione verso i suoi in questi gesti ordinari, proprio mentre percorre l’ultimo tratto di strada che lo porta a compiere la missione affidata dal Padre: donare la vita per amore per gli uomini e le donne di ogni tempo.

Gesù ci interroga, con la sua modalità relazionale, perché, giunta la sua ora, comunica l’evento che sta per succedere in poche battute: non discute con i discepoli, non cade nel vittimismo, non crea alleanze con alcuni per difendersi, non cerca il colpevole o il capro espiatorio, non attacca nessuno. Si libera persino di ciò che potrebbe non facilitare il servizio: depone, infatti, le vesti, lava i piedi dei discepoli e li asciuga.

Si abbassa davanti a tutti: a Giuda che l’avrebbe tradito, a Simon Pietro che lo avrebbe rinnegato, a tutti gli altri che lo avrebbero lasciato solo.

Gesù ci interpella con la scelta di rimanere sempre in relazione fino alla morte di croce, anche con coloro che l’avrebbero abbandonato.
Il suo stile, che rende visibile il comandamento nuovo dell’amore, teso a ricreare e custodire il tessuto umano, ci pone delle domande. Ci propone una verifica sul nostro essere a volte contro tutti e contro tutto in questa storia tanto amata da Gesù Cristo, nostro compagno di viaggio. Ci invita a non dimenticare che ognuno di noi è stato creato per custodire ogni essere vivente, per ricostruire le storie degli uomini e delle donne del nostro tempo, spesso lacerate da divisioni, contrapposizioni, rivendicazioni, attacchi alla persona. Ci esorta a scoprire le marginalità, a camminare con i poveri, carichi di umanità, spesso ghettizzati e costretti a mendicare una briciola di dignità.

Durante l’ultima cena Gesù, aprendo uno squarcio di luce su una possibilità nuova di esserci, insegna ai suoi l’urgenza di divenire sempre più persona di relazione nella gratuità.

Consegna a ciascuno la speranza, che scaturisce dal suo amore per sempre, soprattutto a chi è nel buio più totale della fede o nel peccato: lo sguardo di Gesù verso Pietro che lo ha rinnegato, apre al pianto di pentimento e alla speranza.

Dopo la Risurrezione, il Cristo si rivela a Maria di Magdala, ad una donna, a colei che è stata creata per cogliere con il cuore la vita che pulsa in ogni frammento. Mentre i discepoli abbandonano Gesù, Maria, colta dallo smarrimento e dalla confusione per il dolore, vuole trovare il suo Signore. Cerca colui che aveva destato in lei la capacità di ridefinirsi persona capace di relazione, di amare, di sentirsi appartenente, di essere riconosciuta degna di essere amata. Avendo vissuto con Gesù una relazione autentica, nella sua ricerca esprime tutta la profondità dell’affetto verso lui: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto” (Gv 20,13).

Mentre Maria vuole individuare segni di vita, cercando il corpo del suo Signore, Gesù la chiama per nome… Il Maestro che conosce il suo cuore di donna, chiamata a perdersi nel dono, a tessere ogni ambito frantumato, ad ascoltare con il cuore, a rispettare la soglia del mistero dove si trova Dio e ogni persona, nella rivelazione della sua Risurrezione, le dice: “Non mi trattenere. Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17).

Gesù riconosce in Maria la sua capacità di amare senza fine, perciò a affida a lei, donna, l’annuncio della sua risurrezione.

Lo consegna a chi, inserita nel circuito dell’amore, al di là dello spazio e del tempo, porta nel cuore solo la presenza dell’Amato che ha vinto la morte e, a ragione, può dire: “Ho visto il Signore” (Gv 20,18).
Mentre Gesù vede in lei, donna, un essere insostituibile, e rileva la sua capacità di costruire la storia dell’umanità secondo il cuore di Dio, Maria ci comunica che la fedeltà nell’amore, nella ricerca con il cuore, anche tra le piccole cose, può far fiorire sempre e ovunque segni di resurrezione.

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