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L’umanesimo inclusivo di Papa Francesco

Lo sguardo inclusivo di Papa Francesco riflette quello di tanti santi di ieri e di oggi che hanno trovato nei poveri, nei piccoli e nei bisognosi la cifra del vero umanesimo: quello di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, che fondava tutta la sua opera sul rispetto per le persone; quello di san Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani, educatore secondo il cuore di Dio; quello di san Luigi Guanella, creativo e geniale interprete dell’umanesimo inclusivo del Vangelo

(Foto Vatican Media/SIR)

Nel suo recente viaggio apostolico in Cile e Perù, Papa Francesco ha fatto visita al Centro Penitenziario femminile di Santiago del Cile dimostrando ancora una volta come gli ultimi e gli emarginati sono sempre al centro della sua attenzione. In essi, infatti, vi è la cifra del Vangelo, buona novella proclamata in modo privilegiato agli esclusi delle società di ogni tempo.
È questo Vangelo che Papa Francesco non si stanca di proclamare e diffondere “non solo attraverso la parola ma con potenza di Spirito Santo e con profonda convinzione” (1 Ts 1,5) ed è per questo che il suo messaggio contagia persone di qualunque credo muovendole a “tendere” la mano ai proprio fratelli, per dire loro, come Gesù, “alzati”, sollevati dalla disperazione, dallo sconforto, dal dolore e riacquista speranza.

Il sogno di Papa Francesco è quello di una società solidale e inclusiva

fondata su una idea forte di “dignità” che non dipende dalle nostre condizioni fisiche o psichiche, o dalle situazioni contingenti, ma dal fatto che tutti apparteniamo al genere umano, siamo esseri umani. Questa radicale uguaglianza costituisce un orizzonte antropologico inclusivo, non pensato solo per alcuni individui, ma per tutti, nel quale è possibile ritrovare il senso della condizione umana anche dentro esperienze di sofferenza, di fallimento e di emarginazione perché, di fronte ad esse, ciò che è amabile – e dunque degno di rispetto e di tutela – è la persona, e non il suo errore.
Da questo radicale riconoscimento della natura umana scaturisce la vera uguaglianza, quella che non elimina le differenze ma, anzi, sa dialogare e declinarsi con esse valorizzando il frammento di bellezza ed originalità che ciascuno porta dentro di sé.

Uguaglianza che fonda anche la vera giustizia, non imposta da leggi esterne, ma germinata dalla coscienza di appartenere al medesimo genere umano e di essere tutti depositari dei medesimi diritti e doveri.

Questo orizzonte antropologico inclusivo, comprensibile da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tuttavia si invera in pienezza solo nel Vangelo di Gesù. È questo umanesimo evangelico che fa da sfondo alla proposta di Papa Francesco e che mette al riparo la dignità di ciascun essere umano da quegli attentati subdoli che tendono a rinascere prima di tutto dal cuore stesso dell’uomo: i pregiudizi, la semplicistica suddivisione delle persone in “buone” e “cattive”, i riduzionismi di ogni tipo che “cosificano” gli altri, la non accettazione del limite come condizione della nostra umanità.

Per vivere l’umanesimo del Vangelo bisogna quindi cambiare lo sguardo. Infatti, solo uno sguardo “puro”, cioè libero da egoismo e da interesse e abitato dall’amore è in grado di vedere gli altri come propri fratelli. Coloro che si mettono alla sequela di Gesù sperimentano prima di tutto la guarigione dello sguardo e imparano a generare dignità per “contagio”, a prendersi cura della propria e altrui umanità senza temere di includere in essa anche il limite e l’errore perché sperimentano la potenza guaritrice del perdono.

Lo sguardo inclusivo di Papa Francesco riflette quello di tanti santi di ieri e di oggi che hanno trovato nei poveri, nei piccoli e nei bisognosi la cifra del vero umanesimo:

quello di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, che fondava tutta la sua opera sul rispetto per le persone – anche quelle ferite nel corpo e nella psiche – convinto che “anche i piccoli hanno diritto alla loro piccola dignità”; quello di san Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani, educatore secondo il cuore di Dio, per il quale “in ogni giovane, anche il più sfortunato c’è sempre un punto accessibile al bene”; quello di san Luigi Guanella, creativo e geniale interprete dell’umanesimo inclusivo del Vangelo. Per lui: “Vi è gente di color bianco, altre di color nero, altre di color rosso e di color olivastro. Ed ogni viso d’uomo – pur essendo dello stesso colore – ha una verità. Tutti recano, però, nel medesimo modo l’impronta di nobiltà”.

Questa nobiltà e dignità sono la sola ricchezza “giusta” che non si acquista con denaro o per mezzo di potere, ma è donata ad ogni essere umano e non può essere rubata o mortificata. Una eredità che ci viene consegnata e che non va dispersa ma, come ci invita a fare Papa Francesco, va curata, custodita e accarezzata. E, se vogliamo essere veri figli di Dio, anche fatta fruttificare.

(*) docente di metodologia pedagogica, Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma

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