Papa Francesco in Perù. Mons. Salvador Piñeiro (presidente vescovi): “Trova un Paese diviso, ci aiuterà ad affrontare nuove sfide”

Il presidente dei vescovi peruviani presenta la visita del Papa ma non rinuncia a toccare alcuni temi “caldi” legati alla visita, come la situazione politica e la corruzione, o, sul versante ecclesiale, il Commissariamento da parte del Vaticano, deciso la scorsa settimana, della società di vita apostolica “Sodalizio di vita cristiana”. Una scelta che il presidente della Cep giudica “molto opportuna”

Sono giorni di grande frenesia e attività, quelli che sta vivendo mons. Salvador José Miguel Piñeiro García-Calderón, arcivescovo di Ayacucho e presidente della Conferenza episcopale peruviana. Ai preparativi per l’arrivo di papa Francesco si sono aggiunte le preoccupazioni per il terremoto che ha colpito il sud del Paese e, anche se in modo non molto intenso, anche la sua diocesi. “Nella zona di Ayacucho il sisma non ha provocato per fortuna grandissimi danni”, ci dice subito. In questa intervista rilasciata al Sir mons. Piñeiro accetta di buon grado di spiegare come i peruviani si sono preparati e vivranno l’incontro con papa Francesco: tre giorni e mezzo molto intensi, dal pomeriggio di giovedì 18 gennaio a domenica 21 (le città toccate saranno la capitale Lima, Puerto Maldonado e Trujillo). E non rinuncia a toccare alcuni temi “caldi” legati alla visita, come la situazione politica e la corruzione, o, sul versante ecclesiale, il Commissariamento da parte del Vaticano, deciso la scorsa settimana, della società di vita apostolica “Sodalizio di vita cristiana”. Una scelta che il presidente della Cep giudica “molto opportuna”.

“Unidos por la esperanza” è lo slogan della visita papale. Perché il Perù ha bisogno di unione e speranza?
Sì, il Perù è un Paese oggi diviso, per molte cause: la sua stessa conformazione geografica, le disparità economiche, le ideologie politiche. Però, a tenere unito il Paese è Gesù, e così pure la grande devozione popolare, il culto mariano, il grande affetto per il Papa. La speranza, poi, è la virtù che ci fa vivere il Vangelo ogni giorno, è una virtù operosa. Devo dire che, quando ci siamo trovati tra vescovi, questi erano i due termini che ricorrevano di più. E poi ci ha ispirato il Papa, con le sue parole, il suo magistero, il suo riferimento, quando ha annunciato il viaggio, ai grandi santi peruviani.

Ci può illustrare brevemente il senso della visita a tre città così lontane e diverse. Che tipo di itinerario sarà?

Di sicuro il Papa non viene da turista! Va dove c’è necessità di portare il suo magistero, soprattutto dove si vive la sofferenza.

Comincerei da Puerto Maldonado, dove il Papa si recherà venerdì. In Amazzonia ci sono tante situazioni di sofferenza, come la tratta delle persone, la deforestazione, i continui attentati all’ambiente, l’attività mineraria illegale… Già ne parlammo con il Papa durante la visita ad limina, in maggio, e condividemmo l’idea di un Sinodo Pan amazzonico, che è stato poi annunciato. Sabato il Papa sarà nel nord, a Trujillo, che mostra ancora le ferite delle inondazioni dello scorso anno. Anche a queste persone il Papa porterà il suo conforto. E poi Lima, la capitale, dove domenica si terrà la messa conclusiva. L’area metropolitana conta ormai 11 milioni di abitanti, con tutti i problemi che questo comporta: periferie, traffico, inquinamento…

Come avete preparato questa visita?
Mi pare che nelle comunità sia stata preparata bene, con momenti di catechesi e preghiera. La speranza è soprattutto per il dopo, che

la visita ci dia un rinnovato slancio pastorale e ci faccia affrontare nuove sfide.

Dal punto di vista tecnico, tutto è pronto. Abbiamo avuto una grossa collaborazione da parte del Governo.

Sono attesi grandi numeri?
Sì, ad esempio per l’arrivo del Papa è previsto che un milione di persone si riversi nelle strade. Il Santo Padre passerà per la Avenida de Brasil, una strada molto larga, che potrà contenere un gran numero di persone. Alla messa di domenica, nella base di Las Palmas, è prevista la presenza di oltre un milione di fedeli.

È di qualche giorno fa la decisione del Vaticano di commissariare il Sodalizio di vita cristiana, società di vita apostolica fondata in Perù. Qual è l’opinione della Chiesa peruviana?
Si tratta di una decisione molto opportuna, della quale avevo parlato già in maggio in occasione della visita ad limina. Già all’epoca i motivi apparivano fondati, anche se giustamente in Vaticano è stato seguito l’iter necessario. Da parte nostra c’è tranquillità, e ci tranquillizza appunto il fatto che il Papa affronta i problemi.

Sebbene in misura minore rispetto al Cile, anche in Perù, ci sono state delle proteste e qualche piccolo attentato.
Il più importante è stato quello alla statua di Cristo che sovrasta Lima, ma si tratta di piccoli gruppi e di gesti che hanno avuto una scarsa eco. La grandissima parte della gente è contenta e sta collaborando alla buona riuscita di queste giornate.

Un altro tema che è molto sentito nell’attuale dibattito è quello della corruzione
Sì, questo è un grossissimo problema di tutta l’America Latina. La parola del Papa ci aiuta e ci rafforza nella lotta contro questa piaga. Quanto alla situazione politica del nostro Paese, ora il Presidente ha varato un nuovo Governo ed ha invitato al dialogo e alla riconciliazione. E’ importante che

non vinca la discordia.

Certo, possiamo discutere ed avere idee diverse, questa è la democrazia, ma l’importante è non essere disuniti. Mi fa aggiungere ancora una cosa?

Dica.
In Perù sei vescovi sono italiani, ci sono tantissimi missionari, condividiamo anche un martire, il beato Alessandro Dordi. Voglio approfittare di questa intervista per sottolineare il grande legame con la Chiesa italiana e la nostra gratitudine.

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