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Papa in Myanmar: p. Soe Naing (portavoce vescovi), “è stato un momento storico”

"L'approccio di Papa Francesco è spesso semplice e paterno, e questa familiarità ha commosso tutti, cristiani e buddisti". Padre Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar, traccia oggi al Sir un bilancio dei momenti più salienti della visita di Papa Francesco, le ripercussioni sulla vita dell'ancora fragile democrazia birmana e i prossimi passi della piccola comunità cattolica. "L'opinione pubblica - dice - ha specialmente gradito che il Papa non abbia menzionato la crisi nel Rakhine State ma abbia fatto un discorso inclusivo, chiedendo il rispetto di tutti i gruppi etnici".

(Foto L'Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

“Un momento storico” per la vita della piccola comunità cattolica ma anche per tutto il Myanmar. Così padre Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar, descrive la visita di Papa Francesco nel Paese che si è conclusa ieri, 30 novembre. Mentre il Papa prosegue il suo viaggio in Bangladesh, i 700.000 cattolici birmani cominciano già a pensare al futuro con rinnovata fiducia.

Padre Mariano Soe Naing

Padre Mariano, quali sono stati i momenti più significativi della visita e perché?

Stiamo cercando, insieme ai vescovi, di fare una sintesi della visita per cercare di andare più in profondità nei contenuti e significati dei suoi discorsi: l’omelia durante la messa a Kyaikkasan Ground, l’omelia ai giovani e i discorsi alle autorità politiche nella capitale Nay Pyi Taw e al Consiglio supremo “Sangha” dei monaci buddisti nel Kaba Aye Centre. Cercheremo di capire cosa ci suggeriscono le parole del Papa. Tra i momenti più importanti, secondo me, la messa del 30 novembre con i giovani Messa alla St. Mary’s Cathedral,

specialmente quando il Papa ha parlato liberamente con i giovani, è stato un momento molto emozionante.

I giovani erano felicissimi per la presenza del Papa tra loro, c’è stato uno scambio molto bello.

Qual è stato l’impatto della visita di Papa Francesco sull’opinione pubblica e sui media?

L’approccio di Papa Francesco alla gente è spesso semplice e paterno, e questa familiarità ha commosso molto tutti: non solo i cristiani, anche i buddisti.

Credo abbiano percepito una grande disciplina e unità della Chiesa cattolica, nonostante i timori che l’afflusso di migliaia di persone tutte insieme potesse creare delle difficoltà. La polizia e l’opinione pubblica sono rimasti colpiti dalla nostra disciplina durante e dopo gli eventi, dalla capacità di aiutarci gli uni con gli altri, dalla gentilezza reciproca e dal nostro desiderio di unità per tutto il Paese.

È stato quindi un momento storico per il Myanmar?

Sì è stato veramente un momento storico. Anche i giornali hanno definito così la visita.

L’opinione pubblica ha specialmente gradito che il Papa non abbia menzionato la crisi nel Rakhine State ma abbia fatto un discorso inclusivo, chiedendo il rispetto di tutti i gruppi etnici.

Pensa che la visita contribuirà a rafforzare il processo democratico nel Paese?

Sì, speriamo che favorisca specialmente l’accettazione reciproca. Durante l’incontro con i monaci buddisti, entrambi i discorsi – sia del capo supremo del Consiglio Sangha, sia del Papa -, hanno sottolineato che nelle radici delle religioni non esiste la violenza e non sono previsti estremismi e terrorismo. E che le differenze non devono creare problemi ma si può lavorare insieme, mano nella mano. Anche a Nay Pyi Taw, quando il Papa ha parlato a Aung San Suu Kyi ci sono stati dei tratti in comune relativi alla volontà di superare tutte le divisioni e lavorare insieme per la pace, la crescita e la sicurezza delle persone.

Credo che la visita del Papa darà una forte spinta al percorso di democratizzazione del Paese, verso il reciproco rispetto e l’unità.

Cosa le ha lasciato l’incontro con Papa Francesco a livello personale?

Siamo stati tutti felicissimi per questa esperienza. Come organizzatori siamo stati molto impegnati per fare in modo che le cose funzionassero bene ma abbiamo avuto alcune occasioni per stare molto vicini al Papa. Il suo volto era sempre sorridente, soprattutto durante la messa. Ho percepito la gioia delle persone attorno al suo leader e la sua gioia di stare tra noi. Ho sentito che siamo uniti in una sola Chiesa. Conserveremo con cura questa vicinanza nei nostri cuori e nella nostra fede.

In conclusione, quali saranno i prossimi passi per la piccola comunità cattolica del Myanmar?

In gennaio avremo l’incontro della Conferenza episcopale e sicuramente i vescovi pianificheranno la pastorale secondo le indicazioni del Papa. Poi avremo l’incontro nazionale dei giovani, che sarà un’altra occasione per mettere in pratica le sue parole.

Faremo in modo di non dimenticare presto ciò che ci ha detto e prolungare il più possibile l’impatto positivo della sua visita.

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