Venezuela: dove è necessario difendere la libertà di espressione e i diritti umani

Nella missione diocesana di Playa Grande, a Carupano in Venezuela, opera don Derno Giorgetti, sacerdote fidei donum da Cesena per tanti anni in missione. In occasione della visita di papa Francesco è tornato a casa, ma poi è subito rientrato nel Paese sudamericano dove si vive una situazione ormai drammatica

Il mese di ottobre è tradizionalmente dedicato ai missionari. Uomini e donne che, seguendo vari carismi, hanno “lasciato tutto” per andare nelle periferie del mondo ad aiutare i più poveri, i più soli, i più fragili. In queste settimane il Sir racconterà la loro vita quotidiana fatta di difficoltà, gioie, esperienze, spiritualità, attraverso le voci dei protagonisti raccolte dai settimanali diocesani di tutta Italia. Uno sguardo che dai territori si alza oltreconfine e ritorna qui, a incontrare tutti i nostri lettori.

Don Derno, dopo la visita del Papa a Cesena, cosa si è portato in Venezuela?

Ho capito che nel cristiano, e ancor più nel prete, deve brillare una grande gioia, non perché tutto fila liscio o tutto va bene, ma perché il Signore è presente nella tua vita, nella Chiesa e nel mondo di oggi. La croce delle pesanti situazioni in cui viviamo o l’esperienza dei nostri limiti ci avvicinano al mistero della Pasqua.

Cosa ha trovato al suo ritorno?

Le suore sono partite. Qua ora siamo in clima elettorale. Tutto è come prima e anche peggio. Non c’è possibilità di viaggiare, perché si trovano barricate in ogni strada nazionale. La luce a volte viene tolta e in certi settori l’acqua manca da mesi. Ma la gran sorpresa sono gli aumenti dei prezzi. Comunque la gente ti accoglie sempre con straordinario calore.

E la situazione economica?

Non si è fatto assolutamente niente per debellare l’inflazione che è al mille per cento. Dopo quaranta giorni, vado a comprare il pesce: da 4.000 bolivar è passato a 12mila; un pollo, da 20mila a 65mila; un quaderno da 5mila a 35mila. Il caffè si compra a 100 grammi, le uova una alla volta, l’olio si ricicla per mesi. Mi dicono: “El presidente è fuori” a indebitare la nazione ancor di più.

Quali le emergenze più gravi?

Quella sanitaria: siamo ritornati alle erbe dei fossi e alle piante medicinali che fanno bene per tutto. E poi ogni giorno le famiglie si chiedono: “Cosa mangeremo oggi?”

Quali sono le pressioni internazionali e quelle interne?

Gli Stati latinoamericani e l’Onu alzano la voce; gli Stati Uniti impongono sanzioni, ma cosa possono fare di più? Gli amici del presidente sono sotto gli occhi di tutti, su tutti i giornali. Il clima interno risulta alquanto incandescente: domenica 15 ottobre si è votato per nuovi Governatori, in tutti gli stati.

Cosa può fare la comunità cristiana locale?

Bisogna andare a votare. Chi non vota stia zitto. La comunità cristiana deve sempre appoggiare la libertà di espressione, difendere i diritti umani, aprire gli occhi su chi ci governa da 18 anni. Bisogna favorire il dialogo e la pace, ma nella sincerità. Purtroppo tante persone semplici e ingenue si lasciano convincere dai bei discorsi e dalla televisione di Stato. Cadono facilmente nella rete della mistificazione.

E noi da Cesena-Sarsina e dall’Italia tutta?

Non lasciateci soli. Cerchiamo insieme la verità, cerchiamo insieme soluzioni. E concretamente si possono fare raccolte di medicine.

Come potrà evolvere la situazione nell’immediato futuro?

Se il presidente dovesse perdere le elezioni con un ampio scarto di voti, ci penserà un po’ sopra, e forse parlerà di più di dialogo in vista delle presidenziali del prossimo anno. Se invece vincesse in molti Stati o in quelli importanti, si rischia che vada avanti, nell’illusione di un socialismo cubano piantato in Venezuela. Dice Gesù in Mc 16,17-18: “Questi sono i segni che accompagneranno i credenti nel mio nome: scacceranno demóni, prenderanno in mano i serpenti e, se avranno bevuto qualcosa di mortifero, non nuocerà loro”. Bisogna crederci.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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