Giornata missionaria mondiale. Don Autuoro (Missio): nuovi campi di grano stanno crescendo

Parla il direttore della Fondazione Missio: “Il missionario cerca sempre di vedere il mondo con gli occhi di Gesù, per cogliere i segni del progetto di Dio. Dobbiamo capire che non siamo noi i padroni della messe che Dio fa maturare, dobbiamo avere il coraggio di riflettere e interrogarci”

“La sensazione è che la messe cresca anche fuori dal nostro raggio di visuale. Per vedere gli orizzonti nuovi dell’evangelizzazione, il mondo missionario deve avere come cardine la Parola di Dio e aggiornarsi affrontando le sfide culturali dell’oggi”. Così don Michele Autuoro, direttore della Fondazione Missio (organismo pastorale della Cei), commenta lo slogan della Giornata missionaria mondiale 2017, che riprende le parole di Gesù “La messe è molta” (Matteo, 9,37). Un’esortazione ai discepoli che arriva fino a noi per evocare l’inesauribile orizzonte dell’amore di Dio su cui si muove l’impegno dei missionari ad gentes.
Spiega don Autuoro: “Ci siamo fermati sulla prima parte dell’espressione di Gesù ‘La messe è molta ma gli operai sono pochi’ per cercare di avere lo stesso sguardo di Gesù sull’umanità. Davanti a sé non vede deserti ma campi ricchi di messi che stanno crescendo anche quando il nostro sguardo è rivolto altrove, seguendo la missio Dei che è all’inizio di tutto. Poi c’è la nostra missione, il nostro impegno ma è l’azione dello Spirito Santo che porta a compimento nel Cosmo l’opera di Dio”.

Come possiamo partecipare all’opera di Dio per raccogliere la messe cresciuta?
La messe sarà sempre molta, anche se prima che alla quantità bisogna guardare alla qualità del raccolto. Di fatto su sette miliardi di uomini che vivono oggi sulla faccia della Terra, cinque non hanno ancora ricevuto l’annuncio della Buona Novella.

Quando si parla di messe non si parla di semina ma della necessità di raccogliere i frutti della vitalità del Vangelo.

Il missionario cerca sempre di vedere il mondo con gli occhi di Gesù, per cogliere i segni del progetto di Dio. Dobbiamo capire che non siamo noi i padroni della messe che Dio fa maturare, dobbiamo avere il coraggio di riflettere e interrogarci.

Il manifesto della Giornata 2017 mostra l’istantanea di una grande città in cui i grattacieli lasciano il posto alle baracche di lamiera…
È l’immagine di una moltitudine di uomini e donne ma anche di situazioni molto diverse. Una città in cui convivono centro e periferia, in cui abitano tante forme di emarginazione e solitudini.

Un contrasto che caratterizza ormai molti luoghi del mondo: ci sono tanti tipi di povertà.

Il Vangelo dice che Gesù guardando le folle ne ebbe compassione per sottolineare che tutto l’umano sta a cuore a Gesù. La missione ha uno sguardo fiducioso, positivo sull’uomo, e l’annuncio di Gesù trasforma la povertà in messe. È un annuncio di liberazione perché ogni uomo abbia la vita e la abbia in abbondanza.

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