Catechesi e liturgia: insieme per un rito “a misura di bambino”

Si svolgerà a Salerno, dal 2o al 22 giugno, il primo Convegno unitario dei responsabili e collaboratori della catechesi e della liturgia. Parlano i due direttori dei rispettivi Uffici Cei, mons. Paolo Sartor e don Franco Magnani

Si svolgerà a Salerno, dal 20 al 22 giugno, il Convegno unitario dei direttori e collaboratori dell’Ufficio catechistico e dell’Ufficio liturgico della Cei, sul tema: “Bambini e ragazzi nell’azione simbolico-rituale della Chiesa: liturgia e catechesi”. Abbiamo chiesto ai due rispettivi direttori, monsignor Paolo Sartor e don Franco Magnani, le ragioni e le prospettive di questa iniziativa che vede per la prima volta i due settori della Cei celebrare il loro appuntamento annuale.

Mons. Sartor, com’è nata l’iniziativa di un convegno congiunto su questo tema?
Dalla consapevolezza che la grande e ineludibile sfida della trasmissione della fede alle nuove generazioni passa anche attraverso la formazione dei bambini e dei ragazzi all’azione simbolico-rituale della Chiesa. Ciò richiede di

stipulare “alleanze educative” a 360°.

In questo contesto è importante andare oltre sterili contrapposizioni tra liturgisti e catecheti.

Il convegno unitario si pone come un invito a uscire da circoli formativi a volte un po’ chiusi e autoreferenziali per condividere e confrontare una formazione liturgica, e una idea di celebrazione, con l’esercito delle catechiste e degli animatori, impegnati nella catechesi e nella pastorale dei fanciulli. Si tratta di verificare se e in che modo i bambini e i ragazzi “nativi digitali” sono capaci di fare propri i linguaggi della liturgia.

In che modo, don Magnani, la liturgia può aiutare la catechesi nell’incentivare la partecipazione dei bambini alla Messa?
Penso che la liturgia può offrire un contributo alla catechesi solo se non smarrisce la sua singolare natura di linguaggio originario con cui si esprime l’atto di fede della Chiesa, rivolto direttamente a Dio. La liturgia è per sua natura ospitale; è per tutti e appartiene ad ogni età della vita e parla a tutti, anche ai bambini. Oggi, difficilmente i bambini e ragazzi sperimentano il cambio delle stagioni, l’alba e il tramonto, e neppure si accorgono che i loro genitori o nonni portano sui volti i segni dell’età che avanza: tanto c’è il lifting… La liturgia è messa a dura prova da altre mediazioni virtuali: internet, tv, cellulari. Nondimeno, se rispettata nella sua natura di azione simbolico-rituale bella, gratuita, la liturgia rivela sorprendenti risorse, ben oltre ogni pretesa razionalistica, intellettuale o contenutistica. Vale anche per bambini e ragazzi quello che papa Francesco dice della liturgia in genere: “La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia”, Evangelii gaudium n. 24.

Talora, una certa catechesi per bambini in chiave liturgica si è preoccupata soprattutto dei contenuti, e cioè di spiegare il significato dei segni. Forse è giunto il momento di mettere in cattedra i linguaggi stessi e il loro potere comunicativo.

Mons. Sartor, quali scelte avete messo in atto nella catechesi per favorire la partecipazione dei bambini e dei ragazzi alla Messa della domenica?
Abbiamo utilizzato i normali percorsi di catechesi: da un lato abbiamo parlato di preghiera e del suo legame con l’Eucarestia, centrale nei catechismi della Cei, dall’altro abbiamo iniziato a pensare insieme qualche momento della celebrazione.

Il punto di partenza è la constatazione che l’iniziazione cristiana non è solo il momento di catechesi, un’ora alla settimana, ma un’esperienza di vita cristiana fatta insieme

all’interno della quale non può mancare l’introduzione alla preghiera, per gradi, fino ad accedere all’Eucaristia come comunione sacramentale. All’interno della catechesi per bambini e ragazzi ci sono momenti diversi e modalità diverse, ma bisogna partire in casa, dalla primissima età.

La Messa, quindi, “si impara” anche in famiglia?
La famiglia ha un ruolo fondamentale. All’interno della famiglia ci sono già delle ritualità che sono effettive: i compleanni, gli onomastici, le feste per anniversari o ricorrenze, qualche momento liturgico della comunità cristiana come Natale o Pasqua… La persona, fin dalla tenera età, apprende questo linguaggio simbolico: la liturgia è questo, non diventa un’aggiunta.

La verità cristiana dice la verità della vita umana.

Don Magnani, non sono proprio i genitori ad avere spesso un rapporto problematico, o comunque occasionale, con la partecipazione alla Messa?
Oggi, sempre più ci si rende conto che non si può dare per scontato il linguaggio della fede e dell’esperienza religiosa. Siamo davanti ad un problema per molti aspetti nuovo. Non si tratta solo di tener conto della diminuzione del numero delle famiglie credenti o di una loro minore pratica ecclesiale della fede. Più sottilmente, si tratta di fare i conti con un nuovo contesto culturale, che provoca uno spostamento del quadro simbolico a cui eravamo abituati. Ci sono nuove sfide poste ad esempio dalla cultura digitale, come nuovo modo di stare dentro la realtà e di percepirla, o dal pervasivo prevalere della logica economica che porta a privilegiare in maniera esclusiva il profitto, o dalla ideologia del piacere, fruito in maniera individualistica.

Nel vostro convegno date molto spazio alle “buone pratiche”. È da lì che bisogna ripartire, e verso quale direzione?
Oltre alle relazioni fondamentali, saremo guidati da una prospettiva pastorale pratica. Per tale motivo, si è pensato che il convegno debba fare spazio oltre ad alcune proposte di riflessione, anche alla presentazione e al confronto con alcune “buone pratiche” pastorali ravvisabili non solo in Italia, ma in Europa e oltre oceano. Il fine ultimo, in fondo, consiste nel far sì che la liturgia, e in particolare l’Eucaristia nel Giorno del Signore, sia veramente ed effettivamente per tutti, a partire dai bambini, “il culmine e la fonte” (Sacrosanctum Concilium 10) della vita ecclesiale.

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