Non arrendersi mai

Le Chiese di Aversa e Napoli sull'assassinio di Pasquale Romano

Si sono celebrati ieri, nella chiesa di San Biagio a Cardito (Na) i funerali del trentenne Pasquale Romano, ucciso per "scambio di persona" a Marianella, un quartiere di Napoli, lunedì 15 ottobre.

No alla rassegnazione. "Ho letto di qualcuno che ha usato espressioni come ‘innocente che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato’. Ma non esistono posti o momenti sbagliati per chi ama la vita", ha detto ieri il vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, nell’omelia dei funerali. "Dire questo – chiarisce oggi il presule al SIR – significa rassegnarsi a una logica fatalista, accettare alcune situazioni come inevitabili e chi ci si imbatte è come se non avesse fatto bene i conti con la realtà. Noi, invece, dobbiamo liberarci da questa logica fatalista e riconoscere che c’è un peccato, che è in chi calpesta la vita. È in quella persona lo sbaglio, non in chi vive il suo cammino ordinario di vita e di bene". Richiamando il brano biblico dell’uccisione di Abele da parte di Caino in campagna, il vescovo fa notare che "la campagna non è un deserto terribile, ma il luogo dove la nostra gente con il lavoro ha sviluppato la vita. Allora, non possiamo dire che esistono luoghi sbagliati, esiste un peccato che prende possesso del cuore dell’umanità e sviluppa frutti di morte". Grande è l’impegno della diocesi di Aversa nella lotta alla camorra. Non si può dimenticare l’impegno di don Peppe Diana, ucciso dalla camorra nel 1994 mentre si apprestava a celebrare la messa; ma anche oggi i parroci sono in prima linea a favore della legalità. "La Chiesa – evidenzia il presule – continua a ricordare che tutto ciò che offende la vita, che tende a dominare con prepotenza e violenza gli altri uomini è peccato. Noi ricordiamo come Chiesa che chi calpesta la vita, che è dono di Dio, è in peccato grave". L’impegno nel contrasto alla criminalità, aggiunge mons. Spinillo, "è opera dell’attenzione, della sensibilità, della generosa disponibilità di tutti i sacerdoti, con il sostegno del vescovo. È un apostolato di tutta la Chiesa".

Cammino di speranza. Anche la Chiesa di Napoli non sta a guardare. Domani sera, alle 19,30, con lo slogan "Io non mi arrendo", i parroci dell’VIII Decanato, insieme con le loro comunità, "si uniscono alla comunità parrocchiale dei Santi Giovanni Battista e Alfonso de’ Liguori e promuovono un cammino di fede e di speranza per le strade di Marianella, luogo di santità violato dagli ultimi tragici attentati alla vita umana". Per l’occasione i parroci dell’VIII Decanato (che comprende le zone di Scampia, Miano e Chiaiano), hanno sottoscritto una lettera, che sarà letta durante le messe per invitare i fedeli a partecipare domani sera all’iniziativa organizzata a Marianella. "Carissimi fratelli e sorelle dei quartieri di Marianella, Piscinola, Chiaiano, Scampia, Miano, i giorni che viviamo sono di angoscia e dolore, ma rischiano di diventare giorni di avvilimento, se non riusciremo a fare appello ai valori della nostra coscienza cristiana per rispondere al male con l’onore e la dignità del nostro popolo onesto e laborioso", scrivono i parroci, ricordando che "negli ultimi tempi, le nostre strade si sono più volte sporcate di sangue. È una sorte di ciclo della violenza che si riapre con il passaggio degli anni; che sembra placarsi quasi improvvisamente per poi riprendere seminando la paura nei luoghi della nostra familiare convivenza: strade, piazze, palazzi". Purtroppo "la mano di Caino si è alzata più volte contro di noi. Il fratello è stato ucciso dal fratello e la voce del sangue di chi è caduto, finanche innocente, grida al Cielo, verso il cuore di Dio che non lascerà inascoltata". Perciò, i parroci non possono tacere e, come invito alla conversione, ricordano le parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Giovanni a chi si preparava a ucciderlo: "Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui". Di fronte a tanta violenza "la nostra storia piena di bene e di santità, rischia di essere dimenticata dalle nuove generazioni, sepolta sotto le macerie della barbarie umana e dell’odio". Ma "come cristiani, come figli di questa terra, non possiamo rimanere indifferenti a quanto accade intorno a noi e dentro di noi".

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