Papa Francesco: a Santa Marta, “preghiamo per gli insegnanti e gli studenti che devono fare gli esami”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Preghiamo oggi per gli insegnanti che devono lavorare tanto per fare lezioni via internet e altre vie mediatiche e preghiamo anche per gli studenti che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati. Accompagniamoli con la preghiera”. È l’intenzione di preghiera con cui il Papa ha cominciato la messa trasmessa in diretta streaming da Santa Marta e dedicata a tutti coloro che soffrono a causa del coronavirus. Gesù, ha spiegato Francesco commentando il brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, “continuamente metteva alla prova” i suoi discepoli, per farli crescere e “per diventare pastori del popolo di Dio”. “Una delle cose che Gesù amava di più era essere con la folla perché anche questo è un simbolo dell’universalità della redenzione”, ha proseguito il Papa: “E una delle cose che più non piaceva agli apostoli era la folla perché a loro piaceva stare vicino al Signore, sentire il Signore, sentire tutto quello che il Signore diceva”.
“Il Signore cercava la vicinanza con la gente e cercava di formare il cuore dei pastori alla vicinanza con il popolo di Dio per servirli”, ha detto Francesco: “E loro, si capisce questo, sono stati eletti e si sentivano un po’ una cerchia privilegiata, un ceto privilegiato, ‘un’aristocrazia’, diciamo così, vicini al Signore, e tante volte il Signore faceva gesti per correggerli”. E così insegnava loro “quella vicinanza al popolo di Dio”. “È vero che il popolo di Dio stanca il pastore”, ha ammesso il Papa: “Quando c’è un buon pastore si moltiplicano le cose, perché la gente va sempre dal buon pastore per un motivo, per l’altro”. “Una volta, un grande parroco di un quartiere semplice, umile”, ha raccontato, “aveva la canonica come una casa normale e la gente bussava alla porta o bussava alla finestra”, “a ogni ora… e una volta mi disse: ‘Ma io avrei voglia di murare la porta e la finestra perché mi lascino riposare’. Ma lui se ne accorgeva che era pastore e doveva essere con la gente”. “E Gesù forma, insegna ai discepoli, agli apostoli questo atteggiamento pastorale che è la vicinanza al popolo di Dio”, ha ribadito Francesco: “E il popolo di Dio stanca, perché sempre ci chiede cose concrete, sempre ti chiede qualcosa concreta, forse sbagliata ma ti chiede cose concrete. E il pastore deve accudire a queste cose”.
“Questo è quello che Gesù dice oggi a tutti i pastori: ‘Dategli voi da mangiare’”, ha spiegato il Papa: “Sono angosciati? Dategli voi la consolazione? Sono smarriti? Dategli voi una via di uscita. Sono sbagliati? Dategli voi per risolvere i problemi… Dategli voi…”. “Il potere del pastore è il servizio”, il monito: “Non ha un altro potere e quando sbaglia su un altro potere si rovina la vocazione e diventano, non so, gestori di imprese pastorali ma non pastore. La struttura non fa pastorale: il cuore del pastore è quello che fa la pastorale. E il cuore del pastore è quello che Gesù ci insegna adesso. Chiediamo oggi al Signore per i pastori della Chiesa perché il Signore gli parli sempre, perché li ama tanto: ci parli sempre, ci dica come sono le cose, ci spieghi e soprattutto ci insegni a non avere paura del popolo di Dio, a non avere paura di essere vicini”.
Il Santo Padre ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale: “Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverTi sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te”.

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