Natale: mons. Brunetti (Alba), “Gesù nasce tra chi crede e non si lascia rubare la speranza”

“A Betlemme, in Cisgiordania, quest’anno non vi saranno gli addobbi luminosi, ma Gesù sì, lui sarà in tutti coloro che gli credono e non si lasciano rubare la speranza, in tutti coloro che gridano ‘Maranathà – Vieni Signore Gesù’. Anche ad Alba, dove invece gli addobbi ci sono, sarà Natale se riusciremo a essere solidali con quanti sono vittime nel mondo e in mezzo a noi”. Lo ha scritto il vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, nel messaggio natalizio indirizzato alla comunità diocesana.
Tra i “tanti segni e richiami a questa festa popolare che troviamo dappertutto, nelle piazze, nelle chiese, nelle scuole, in carcere, nelle case”, osserva il presule, “il più eloquente è il presepe, nonostante qualche ben pensante vorrebbe cancellarlo o ridurlo a ‘paesaggio medio orientale’”. “Il presepe – ricorda il vescovo – quest’anno compie 800 anni, nato dal sogno di Francesco d’Assisi che lo allestì per la prima volta a Greccio nel 1223, di ritorno dalla Terra Santa”. “Un segno è tale se diventa eloquente, se dice qualcosa, se invia un messaggio, altrimenti non serve. Il presepe inoltre è fatto di personaggi, si parte dalla Santa Famiglia per includere tutto il popolo, soprattutto gli ultimi, gli emarginati, i poveri”, prosegue mons. Brunetti, che domanda: “Quest’anno quali personaggi vediamo nel presepe, in un momento storico così difficile?”. “Considerando quanto accade intorno a noi, nel nostro mondo, i personaggi potrebbero essere alcune figure fragili, le vittime di guerre e violenze. Il bambino Gesù – rivela il vescovo – lo vedo rappresentato dai bambini, anche neonati, uccisi da Hamas in Israele o da quelli morti sotto le bombe a Gaza o in Ucraina e chissà in quante altre parti del mondo, dove si perpetua la strage degli innocenti! Le donne: mogli, madri, figlie e sorelle, le immagino rappresentate dalle tante donne vittime di violenza maschile e non solo. Gli uomini: immigrati, carcerati, malati e perseguitati…, li ritrovo negli sbarchi sulle nostre coste, nelle celle sovraffollate delle nostre carceri, nelle lunghe attese per esami clinici nelle nostre Asl, nelle case di accoglienza, nei dormitori e mense…”. “Forse – commenta – è il presepe che non vorremmo vedere, molto diverso da quello fatto di muschio e cartapesta, accompagnato dal canto leggiadro e dal suono delle zampogne, con il sottofondo di una bella poesia natalizia, che spero si faccia in tutte le nostre case e chiese”. “Dopo 800 anni – la convinzione di mons. Brunetti – il presepe mantiene la sua forza spirituale e religiosa, ancorata al mistero dell’incarnazione che ci spinge a realizzare quel messaggio di pace, di luce e di amore di cui abbiamo un infinito bisogno”. Il vescovo evidenzia poi che “un modo possibile per un Natale solidale è aderire alla campagna Caritas della nostra diocesi che ci invita a un contributo per il Centro di accoglienza di via Pola, per l’emporio Madre Teresa di Calcutta e per i centri di ascolto sparsi sul nostro territorio”. “Buona Natale di pace a tutti!”, l’augurio conclusivo.

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