Gli spacconi non ci portino verso “The day after”

Soprattutto, ora provi il mondo, con voce unanime, a far cambiare idea a chi pensa che ogni controversia si risolva con i muscoli e con i pugni. Le parole giuste le ha usate il patriarca Francesco nell'omelia di Pasqua in San Marco: "Dobbiamo esser più convinti che nessuna guerra ha mai risolto i problemi degli uomini e dei popoli. Tutt’al più ha estenuato una delle due parti in conflitto; la pax romana non è la pace cristiana"

Siamo perfino increduli dinanzi al linguaggio da guerra fredda che si è alzato in questi ultimi giorni: “Il regime nordcoreano non sfidi la determinazione di Trump o la forza dell’esercito americano”, ha detto l’altro giorno il vicepresidente Usa Michael Pence. “Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento all’altro”, gli ha risposto l’ambasciatore della Corea del Nord presso l’Onu. E intanto si parla di attacco preventivo contro le basi del programma missilistico e atomico del Paese guidato da Kim Jong-un.

Parole del genere non si sentivano più, appunto, da almeno un quarto di secolo. Tanto che oggi c’è una sorta di silenzio attonito, come se ci si dovesse riprendere dopo un fatto inatteso e cercare la reazione giusta.

Ma mentre il mondo equilibrato cerca una replica adeguata e spera che le frasi di questi giorni siano simili a quelle degli spacconi che si fronteggiano in strada, stando però ben distanti l’uno dall’altro, viene da fare una considerazione preoccupata.

Ai tempi del confronto Usa-Urss, la reciproca minaccia di attacco nucleare era sterilizzata dalla consapevolezza che non ci sarebbe stato un vincitore: entrambi i duellanti – e il mondo con essi – sarebbero periti nell’apocalisse atomica.

Oggi, invece, serpeggia tra i vertici Usa il terribile convincimento che il vincitore sarebbe chiaro: gli Stati Uniti, appunto. E che perciò un bombardamento atomico sarebbe circoscritto e velocemente vincente. Con ogni probabilità è il solito madornale errore di previsione. Un errore che fa venire in mente l’escalation terribile delle prime sequenze di un film famoso, “The day after”.

Perciò, soprattutto, ora provi il mondo, con voce unanime, a far cambiare idea a chi pensa che ogni controversia si risolva con i muscoli e con i pugni. Le parole giuste le ha usate il Patriarca Francesco nell’omelia di Pasqua in San Marco: “Dobbiamo esser più convinti che nessuna guerra ha mai risolto i problemi degli uomini e dei popoli. Tutt’al più ha estenuato una delle due parti in conflitto; la pax romana non è la pace cristiana”.

(*) “Gente Veneta” (Venezia)

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