Sud: il “vento di Papa Francesco” interpella i cattolici

L'ultimo libro di Massimo Milone, direttore di Rai vaticano, avendo sullo sfondo la Settimana Sociale dei cattolici che si terrà quest'anno a Cagliari, punta l'attenzione sulla "grande sfida inclusiva e solidale" che tocca la nostra società, "pur in un tempo di contrazione delle risorse pubbliche". In questo contesto, i credenti, che nel mezzogiorno appaiono "un po' tiepidi", devono ritrovare "ragioni profonde d’impegno, per dare un colpo di reni e riproporsi quale classe dirigente, più che mai ‘servitori’ del Paese"

“La Chiesa è attraversata dalla rivoluzione spirituale di Francesco”, ma “il vento” del Papa argentino “è arrivato al Sud?”. Con questa domanda si apre il nuovo libro di Massimo Milone, direttore di Rai Vaticano, “Dal Sud per l’Italia. La Chiesa di Papa Francesco, i cattolici, la società” (Guidaeditori).

“Con la Chiesa di Papa Francesco – spiega Milone – l’idea di fondo è che lo sviluppo non deve tenere conto unicamente della crescita economica, ma anche dello sviluppo integrale della persona di cui la crescita è solo un aspetto. Da questa visione discendono i concetti di bene comune, sussidiarietà, solidarietà, che possono essere alla base di un ‘nuovo umanesimo europeo’. Ed è questa la scossa che può svegliare il Mezzogiorno e che può far bene all’intero Paese”. Per il direttore di Rai Vaticano, una riflessione sul Mezzogiorno, avendo sullo sfondo la Settimana Sociale dei cattolici aiuta a cogliere “la grande sfida inclusiva e solidale, pur in un tempo di contrazione delle risorse pubbliche. Occorre declinare l’alfabeto nuovo della questione meridionale che significa formazione, mobilità e coesione sociale, imprenditorialità e innovazione, lavoro ma costruiti in modo diverso rispetto al passato”.

Il “vento nuovo di Francesco” interpella i cattolici, ma osserva Milone, se “la Chiesa istituzionale fa da sempre la sua parte, i credenti, nelle loro varie articolazioni, appaiono un po’ tiepidi nel Mezzogiorno. Devono ritrovare ragioni profonde d’impegno, anche alla luce della storia culturale, politica, sociale, per dare un colpo di reni e riproporsi quale classe dirigente, più che mai ‘servitori’ del Paese, trovando un po’ di coraggio in più rispetto alle nuove drammatiche problematiche, come il flusso migratorio che, dalle sponde del Mediterraneo ha come primo approdo il Mezzogiorno”. Al Sud “non mancano eccellenze imprenditoriali, intelligenze qualificate o poli universitari e di cultura a livello mondiale, con capacità di innovazione. Ma

si avverte fortissima l’esigenza di costruire, o meglio, di ricostruire gli uomini.

Con discernimento, visione, capacità di memoria e di futuro. Mentre si preparano dei cittadini professionalmente seri e competenti, bisogna anche impegnarsi a farli crescere secondo quel ‘parametro interiore’ di cui parla San Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Sollecitudo rei socialis’. È compito innanzitutto delle agenzie educative – Chiesa, famiglia, scuola – formare prima di tutto all’umanità e alla carità, alla responsabilità e al bene comune, alla conoscenza del proprio territorio, proiettando il tutto in un contesto di globalizzazione, ma con uno sguardo attento alle vicende locali”.

Il ruolo dei cattolici. Storicamente “i cattolici nel Mezzogiorno hanno sempre costruito la speranza del bene comune. Devono ripercorrere questa strada maestra”. In realtà, “occorre declinare il concetto di speranza anche nell’ambito della sfera pubblica. Anche qui i credenti possono giocare un ruolo fondamentale. La crisi non deve scoraggiare né rendere assenti o pessimisti. Anzi le maggiori difficoltà del tempo attuale devono portare a riprendere, con coraggio ed entusiasmo, anche il servizio politico come alta forma di carità. Anche se in modo nuovo e forse quantitativamente minoritari, ma qualitativamente più presenti

i cristiani potrebbero essere la punta avanzata del cambiamento.

Da sfondo interpellano le nuove povertà spirituali e materiali e la sfida alla criminalità organizzata con comportamenti pubblici deviati. Il ruolo dei credenti così deve essere quello di recuperare umanità e solidarietà: il monito di don Sturzo, ‘Il Mezzogiorno salvi il Mezzogiorno’, è ancora drammaticamente attuale”. Il Sud oggi “chiede un supplemento d’anima per essere all’altezza della sua vocazione e delle sue attese di speranza. La bussola può essere proprio la Chiesa di Francesco”, che propone “un cattolicesimo di popolo in uscita, che non ha ricette o risoluzioni, ma che invita a entrare e alimentare processi. Il Mezzogiorno non può restare fuori da questa porta. È l’ora della responsabilità. Dal Sud per l’Italia”.

Protagonisti del proprio riscatto. Nel saggio Milone intervista il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e presidente della Conferenza episcopale campana, e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Sepe parla della necessità di “uno scatto di reni. Un piano complessivo e concreto. Fatto anche di risposte piccole ma continuative da parte delle istituzioni, della politica, dell’imprenditoria, della borghesia”.

Boccia, ricordando che “il Sud è pieno di energie positive”, evidenzia che “nostro compito è anche accendere i riflettori su queste realtà”. Ci sono, inoltre, vari contributi di esponenti del mondo della cultura, dell’economia e dell’associazionismo. Giancarlo Abete, presidente Ucid, sottolinea: “Il Mezzogiorno deve essere necessariamente protagonista del suo riscatto, contrastando con forza illegalità e corruzione”. Per Giuseppe Acocella, docente all’Università Federico II, “i progetti utili al ‘sistema Paese’, se non sono comprensivi della risorsa che costituisce l’area meridionale, non solo emarginano la specificità meridionale, ma danneggiano le stesse prospettive nazionali in un mondo globalizzato”. Secondo Carlo Borgomeo, presidente Fondazione “Con il Sud”, “la vera priorità per il Sud e la sua crescita” è “la coesione sociale”. C’è necessità “di professionisti e intellettuali cattolici” per “la costruzione e il mantenimento di un equilibrato assetto di interessi comuni fondato su giustizia, carità e solidarietà”, dice Roberto Cogliandro, presidente Associazione notai cattolici. “Occorre elaborare un programma economico nazionale che abbia lo scopo di unificare il Paese” è il suggerimento di Michele Cutolo, presidente Mcl Napoli. Daniele Marrama, presidente Fondazione Banco di Napoli, invita i cattolici a “testimoniare che ‘l’economia di comunità’ è la più efficace, robusta e resistente forma di organizzazione economica”.

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