Sanità: al Nord e al Sud ci sono le stesse possibilità di guarire? C’è chi dubita

L'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Bari e di Napoli lancia una campagna sui tumori di forte impatto: “Spera di non ammalarti, ma se ti ammali spera di non essere meridionale”. E ancora: “Ho un tumore. In Norvegia sopravvivrei di più. La sopravvivenza cresce nei paesi che investono in sanità. Più risorse, più salute”. L'obiettivo è chiedere più investimenti in sanità e una revisione dei criteri di riparto tra Regioni del Nord e del Sud. Ma il presidente dell'Amci, Filippo Boscia, dice no a equazioni "Sud uguale malasanità"

“Spera di non ammalarti, ma se ti ammali spera di non essere meridionale”. E ancora: “Ho un tumore. In Norvegia sopravvivrei di più. La sopravvivenza cresce nei paesi che investono in sanità. Più risorse, più salute”. Chi, leggendo queste frasi, stesse immaginando che sono le solite lamentele dei meridionali piagnoni, si sta sbagliando di grosso. Queste frasi, di forte impatto, accompagnate dall’immagine di una donna senza capelli, a rappresentare tutti i malati di cancro, fanno parte del manifesto lanciato dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Bari e di Napoli.

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Spese in sanità come investimento e non costo. “L’intento della campagna è contraddire l’idea abbastanza diffusa che la spesa in sanità sia un costo e non un investimento”, spiega Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici di Bari. Questa riflessione nasce da uno studio scientifico ‘Eurocare’ (European Cancer Registry), un progetto europeo di ricerca sulla sopravvivenza al cancro promosso dall’Istituto tumori di Milano e dall’Istituto Superiore di Sanità. I dati di Eurocare 5 dimostrano che la sopravvivenza per tumore è più elevata nei paesi del Nord Europa, poi quelli del Centro Europa, del Sud Europa e ai livelli più bassi dell’Est Europa. “La sopravvivenza – chiarisce Anelli – è correlata con la spesa sanitaria nazionale totale e i maggiori incrementi di sopravvivenza si sono registrati nei Paesi che investono di più nella sanità.

Nel nostro Paese oggi ci sono delle disparità tra Nord e Sud nella distribuzione delle risorse investite in sanità.

Ad esempio, la spesa sanitaria in Puglia nel 2014 è stata di 7,1 miliardi di euro, mentre a parità di popolazione una regione come l’Emilia Romagna ne ha spesi 8,7 miliardi”. La campagna, perciò, oltre a porre “una questione generale di miglioramento degli investimenti in sanità”, punta l’attenzione su “una questione di equità tra le Regioni”, invitando “lo Stato ad attuare quanto prevede il comma 2 dell’art. 3 della Costituzione italiana, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini”. Con la campagna “vogliamo rafforzare l’idea che se continuiamo a effettuare tagli al sistema sanitario nazionale, non solo avremo una sanità in cui può curarsi solo chi può pagare, ma potremo fare meno prevenzione e avremo nel complesso una popolazione nella quale si registra un’incidenza maggiore di malattie”. Inoltre, non bisogna dimenticare i problemi di inquinamento ambientale di Puglia e Campania: “In Puglia – ricorda Anelli – abbiamo la questione dell’Ilva e in Campania la Terra dei fuochi”.

Più prevenzione. “Non vogliamo creare allarme sociale, ma con la campagna vogliamo stimolare di più la prevenzione. Dovremmo chiederci se facciamo abbastanza per favorire la diagnosi precoce. La nostra campagna vuole invitare la popolazione a fare gli screening”, afferma Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei medici di Napoli. In realtà, non è scontato che i fondi stanziati a tal fine vengano utilizzati: “In Campania, in passato, i fondi per la prevenzione e gli screening, non utilizzati, sono stati trasferiti al pagamento delle eccedenze di spesa sui laboratori”, racconta Scotti, che denuncia anche un altro problema: “Le Regioni del Sud, dove l’età media della popolazione è più bassa, nel riparto del fondo sanitario nazionale sono penalizzate rispetto all’attribuzione dei fondi. Si opera, infatti, l’equazione: una popolazione più giovane è più in salute e quindi ha meno bisogno di fondi. Ma non è così: occorrerebbe considerare anche il reddito pro capite, il disagio sociale e culturale. Appare strano che Regioni che sono particolarmente fragili sotto questi aspetti ricevano il finanziamento solo sulla base dell’età media”. Allora,

“l’obiettivo del manifesto è avere un impatto forte per spingere il Governo a intervenire sulla definizione dei criteri sul riparto”.

Vicini ai malati. Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Medici cattolici italiani, mette in guardia da un possibile rischio: “Anche al Sud ci sono ottime strutture: non dobbiamo entrare in un atteggiamento autolesionista dicendo che al Sud si muore di più, perché altrimenti si opera l’equazione che al Sud c’è malasanità. È chiaro che sono necessari prevenzione, interventi sociali e cure palliative. Al Sud quello che manca è un settore dedicato all’oncologia”. Non solo al Mezzogiorno, “se interpretiamo la spesa sanitaria come perdita, restiamo al palo; al contrario, dovremmo porci come obiettivo l’innalzamento della salute complessiva”. La campagna propone un problema di equità territoriale e di eguaglianza dei cittadini: “Se il Sud in passato ha sbagliato ai tavoli di concertazione con lo Stato per la scelta dei criteri di riparto, è chiaro che oggi paghiamo pegno. I cittadini ora hanno difficoltà ad avere una diagnosi certa e in tempo breve. Noi abbiamo un 40-50% dei cittadini del Sud che si spostano per le radioterapie al Centro-Nord. Di fronte alle migrazioni dei malati, bisogna potenziare le sale operatorie, coinvolgere in una rete tutti i medici di base e prendere in carico l’assistenza a domicilio. La mancanza di tutto questo fa percepire una scarsa qualità della vita al Sud. Dobbiamo essere vicini ai malati di tumori. In questo senso, deve restare la libertà dei medici di scegliere le cure migliori e più adatte al paziente.

Non dobbiamo appendere la nostra amicizia nei confronti dei pazienti al chiodo per indossare un camice che ci rende più tecnici e meno umani”.

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