I salesiani di Bari non lasciano e raddoppiano: dall’oratorio alla biblioteca di quartiere

Dopo vent’anni rinasce a Bari la biblioteca “Don Bosco”, storico presidio culturale della parrocchia del Redentore, sede della congregazione dei Salesiani. Sarà un nuovo punto di riferimento per la crescita e lo sviluppo del quartiere Libertà, uno dei più difficili e con un livello di microcriminalità e di abbandono scolastico tra i più critici del capoluogo pugliese. L'iniziativa si deve al progetto “Cantieri di cittadinanza” del Comune di Bari, ma ha avuto anche il sostegno dei privati e ha potuto contare sulle donazioni offerte negli anni alla comunità dei Salesiani

Ci sono voluti vent’anni ma finalmente Bari si riprende la sua biblioteca “Don Bosco”, storico presidio culturale della parrocchia del Redentore, sede della congregazione dei Salesiani della città. Con più di quarantamila volumi a disposizione, sei locali immersi nel silenzio, wi-fi e una sala conferenze, la biblioteca diventa un nuovo punto di riferimento per la crescita e lo sviluppo di uno dei quartieri più difficili e con un livello di microcriminalità e di abbandono scolastico tra i più critici della città. La nuova struttura rinasce grazie al progetto “Cantieri di cittadinanza” del Comune di Bari ma soprattutto grazie all’iniziativa dei privati e delle donazioni giunte negli anni alla comunità dei Salesiani che ora gestirà, oltre alla parrocchia, ad un attivissimo oratorio e ad un comprensorio scolastico, anche una guida formativa unica in un rione che comprende più di 40mila abitanti. “Riapriamo la struttura con un modo nuovo, quello di quartiere, popolare”, dice don Pino Ruppi bibliotecario e presidente del Laboratorio don Bosco oggi. “Il nostro desiderio è che la biblioteca possa essere sempre più fruibile dal quartiere e in particolar modo dai giovani. Con questo vogliamo rispondere a quello che ci ha detto il convegno di Firenze della Chiesa italiana, ovvero “In Cristo un nuovo Umanesimo”.

Futuro per i ragazzi. Il progetto in questione, con un occhio verso i genitori, è tutto improntato sui giovani, sul loro futuro, tanto individuale quanto sociale.

“L’educazione alla lettura per noi – continua don Pino – è la convinzione di fondare con in nostri giovani un nuovo umanesimo che abbia sempre Cristo come punto di riferimento. Con la nuova biblioteca, infatti, si svilupperanno sempre più le collaborazioni con le scuole”.

E non si tratta solo di sogni e desideri perché i fatti danno una grossa mano: “Qualche giorno fa, per esempio, una scuola ci ha chiesto di far visitare la biblioteca ad un gruppo di studenti. Quando hanno visitato la biblioteca è stato lampante lo stupore, la meraviglia e la curiosità dei ragazzi. Abbiamo notato tanta voglia di capire chi fosse un autore piuttosto che un altro, perché un certo libro era rilegato in una maniera piuttosto che in un’altra, perché un testo era più prezioso di un altro. Questo ci ha aiutato a comprendere come ci dobbiamo muovere con loro”. E saranno proprio le attività dei prossimi mesi a tentare di smuovere qualcosa nei ragazzi: seminari, incontri, presentazioni di libri, laboratori di educazione alla lettura. Quasi una sfida contro il pensiero che leggere e studiare è una noia da evitare: “In questo il lavoro dell’oratorio, diretto da don Francesco Preite, ci è utile. Lì dove molti vengono solo per giocare con gli amici possiamo operare per portarli a informarsi e ad educarli. E lì possiamo capire con quali attività possiamo aprire dei sentieri importanti per la loro cultura. Il nostro lavoro è anche quello di incitare ad avere prospettive di futuro. E questo si fa anche favorendo la gestione stessa della biblioteca ai ragazzi stessi”.

Adulti e famiglia. Ma non si possono considerare i giovani come individui a sé stanti,. Sono esseri inseriti in una società, in una comunità, in una famiglia. La nuova biblioteca sarà un solido supporto per chi già studia: “I laureandi per esempio possono non solo consultare i testi utili per la loro tesi ma essere indirizzati e condotti verso la scelta dei tomi che possono essere più utili”. Ma fondamentale è il ruolo dei genitori, che devono educare e informare: “Non sempre è così. – conclude don Pino – Per questo qui dentro abbiamo organizzato dei laboratori dove le coppie genitoriali si confronteranno tra loro. Lo faranno in un ambiente che spingerà ad un certo aggiornamento pedagogico, dovendosi così documentare della propria ministerialità educativa. Siamo agli inizi e stiamo andando per tentativi. Non certo improvvisati ma studiati e razionalizzati. Ma sono esperimenti su tutto ciò che ci sembra fruibile e applicabile alla nostra struttura”.

Bari, fin dal 1895, ha un dono che è la casa salesiana. Un luogo che un quartiere duro come il Libertà custodisce e protegge.

E anche se chi è preposto, nella vita pubblica, a sostenere i suoi progetti a volte non compie a pieno il proprio dovere, questo non ferma la forza incontenibile di don Pino, don Francesco e dei loro fratelli e sorelle salesiani che continuano a percorrere strade nuove come quella della rinata biblioteca Don Bosco.

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