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Vocazioni: Forlani (psicologa), “aiutare la persona che accompagniamo a integrare i vissuti personali con la volontà di Dio”

“Sta a noi avere la fiducia di guardare oltre senza trascurare la realtà, di non diventare idealisti ma di entrare nella realtà anche ferita per scoprire la bellezza della vocazione e aiutare la persona che accompagniamo a integrare i vissuti personali con la volontà di Dio”. Lo ha detto questa mattina Donatella Forlani, formatrice e psicologa, intervenendo al seminario sulla direzione spirituale in corso a Gallipoli. Parlando de “L’arte del colloquio di accompagnamento”, Forlani ha osservato che “la pedagogia dell’accompagnamento non può consistere soltanto in un insieme di tecniche ma è piuttosto un educare, introdurre e formare al mistero”. “Le tecniche non sono un ricettario”, ha aggiunto, rilevando che “non possono non derivare da altri due strumenti di cui l’accompagnatore ha bisogno: una teoria e una strategia d’intervento”. “Ogni processo di accompagnamento – ha sottolineato la psicologa – è incarnato in una storia concreta, è in una relazione tra accompagnato e accompagnatore grazie alla mediazione dello Spirito, va verso una pienezza di maturità”. Forlani ha poi indicato “tre sentieri”: quello dell’umiltà, “che fa scoprire all’uomo la grandezza della propria identità”; quello della novità, come “cammino di trasformazione”; quello della gioia, “come qualifica affettiva dell’umiltà e della novità”. “Nell’accompagnamento è importante annunciare la gioia come intuizione che mette in moto, come spinta per continuare a cercare”, ha continuato, evidenziando che “la gioia è ciò che ci fa cercare la vocazione, poi arriverà anche come frutto”. Per Forlani, “il primo principio di una buona pedagogia è quello di raggiungere la persona là dove si trova e solo dopo condurla nel punto in cui è auspicabile che vada”. Per questo, “abbiamo bisogno di ascolto, di tempo, non dobbiamo avere fretta, perché alcuni giovani faticano a fidarsi di chi hanno davanti”. Inoltre, nell’accompagnamento ci vogliono “naturalezza, continuità, pazienza e attesa”. La psicologa ha concluso con alcuni suggerimenti: “Il discernimento avviene nel dialogo ma anche nella compagnia della vita”; oltre a “essere regolare”, il colloquio “perché sia fruttuoso dev’essere di un’oretta, non troppo corto ma neanche troppo lungo”; inoltre “è estremamente importante la riservatezza all’esterno ma anche all’interno, aspettando a rivelare a chi accompagniamo quello che abbiamo capito o la novità che abbiamo intravisto”.

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