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Bulgaria: Belene, famiglia di profughi ospitati da parrocchia cattolica costretta a lasciare la città. L’intervento dei vescovi

Una famiglia di profughi, ospitata dalla parrocchia cattolica di Belene in Bulgaria, è stata costretta a lasciare la città in seguito a una manifestazione contraria al loro arrivo e alla decisione del sindaco locale di non autorizzare la loro permanenza. “È una mancanza di civiltà, mi dispiace moltissimo, non credevo si arrivasse a tanto”, spiega al Sir il parroco, padre Paolo Cortesi, che spinto dall’appello di Papa Francesco ad aprire le porte ai profughi, aveva fatto richiesta di accogliere una famiglia di siriani. Si tratta di quattro persone: marito, moglie e due figli adolescenti arrivati dalla Grecia su invito dell’Agenzia statale dei profughi in Bulgaria con la speranza di cominciare nel Paese balcanico una vita nuova dopo l’orrore della guerra. La decisione di lasciare Belene è stata presa dagli stessi siriani preoccupati per la propria incolumità. Dura la condanna da parte della Conferenza episcopale bulgara: “In questo caso si distorcono i fatti e si provoca il linguaggio dell’odio. La famiglia Albakri è arrivata in Bulgaria legalmente, ha ottenuto lo status di rifugiati, il che significa che questi siriani hanno gli stessi diritti dei bulgari”. Nel messaggio, firmato dal presidente dei vescovi bulgari, mons. Christo Proykov, viene precisato che “essi hanno il diritto di scegliere dove insediarsi in Bulgaria per costruire una vita nuova con il lavoro onesto e in pace con i propri vicini”.
“Ogni persona, indipendentemente dall’appartenenza di razza, nazione, etnia o religione, in Bulgaria ha il diritto a una vita degna soprattutto se per via legale ha ottenuto i documenti necessari”, si legge nel comunicato dei vescovi bulgari. I presuli confermano l’impegno della comunità cattolica in Bulgaria a continuare a soccorrere le persone bisognose, fiduciosi che alla mano tesa, come dice Papa Francesco, “bisogna rispondere con le braccia tese”. Negli ultimi mesi in Bulgaria si registrano numerosi casi di rifiuto di insediamenti di profughi, specialmente in piccoli centri. Il tema dei migranti viene sfruttato anche in vista delle prossime elezioni politiche che si terranno il 26 marzo.

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