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Disabilità: Capparucci (Sant’Egidio), “nella legge del Dopo di noi si incentiva l’aiuto della comunità”

“Alle persone disabili non trasmettiamo un Vangelo attraverso degli strumenti speciali di comunicazione, ma così come indicava san Francesco e cioè in maniera semplice”. A dirlo è Stefano Capparucci della Comunità di Sant’Egidio, durante il seminario “Le abilità che includono” organizzato dall’Ufficio catechistico della diocesi di Roma. Il neuropsichiatra ha in particolare raccontato l’esperienza positiva e di successo della “Trattoria degli amici” aperta a Roma dalla Comunità, che offre un’occupazione a ragazzi con disabilità. “Negli anni – ha detto Capparucci – è emerso il desiderio di contare e rendersi utili e pensare un lavoro autonomo. Nella trattoria abbiamo scoperto come i disabili sono divenuti il centro. Grazie all’amore che trasmettono, sono una testimonianza per tutti. Da noi il catechismo non esiste, c’è il desiderio di crescere insieme nel lavoro. Sul davanti delle magliette che indossano i ragazzi, sono stampate delle domande – ‘Abile? Capace?’ – e sul retro la risposta: ‘Amico’”. Il rappresentante della Comunità di Sant’Egidio si è soffermato anche sulla legge del Dopo di noi: “Con questa legge – ha commentato – si ribadisce il diritto dei familiari a non vivere con il terrore il futuro dei loro figli. La legge mostra alcuni aspetti importanti. In primo luogo si dichiara di de-istituzionalizzare le persone disabili perché prevede che ciascuno viva in casa propria e nel quartiere dove ha sempre abitato. E poi istituisce un portafoglio. Al Lazio, in particolare, spettano 9 milioni di euro per fare degli interventi mirati a far rimanere in casa e non in istituto i disabili. Quello che incentiva è la collaborazione fra enti è l’aiuto che può dare la comunità dove si vive. Di questo – ha concluso – siamo felici, perché è un modo di evangelizzare attraverso la simpatia di un’inclusione e vivere insieme il Vangelo non in maniera triste”.

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