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Politica e giustizia: Celletti e Fatigante (Avvenire), “snodo da affrontare”

“La serietà di una classe politica si misura anche dalla capacità di dare risposte, tempestive e puntuali”, commentano Arturo Celletti ed Eugenio Fatigante nell’editoriale di apertura di “Avvenire” che parte da una vicenda che ha riportato in primo piano lo snodo politica-giustizia lasciando “un retrogusto amaro” nei cittadini: “la votazione parlamentare sulla decadenza di Augusto Minzolini, giornalista e senatore di Forza Italia e l’annesso strascico di voci su un presunto patto tra Pd e Fi comprendente anche il ‘salvataggio’ del ministro Lotti e, forse, una revisione della legge Severino”. I due autori fanno rilevare la “singolare” motivazione “addotta da quasi tutti 19 senatori del Pd che hanno votato contro la decadenza” per cui sull’ex direttore del Tg1 “ci sarebbe stato effettivamente un fumus persecutionis”, dovuto al fatto che fra i giudici che lo condannarono in appello “c’era anche Giannicola Sinisi, magistrato, ex esponente (e sottosegretario) del centrosinistra fino al 2008, poi tornato a indossare la toga”.

In questo modo, spiegano Celletti e Fatigante, si accredita la tesi “di per sé gravissima, che un giudice ex politico possa essere parziale nelle sue decisioni” e sposta il piano su Sinisi, che diventa “il problema” e non più “la mancanza di una seria legge (cui gli stessi politici dovrebbero provvedere) sui conflitti d’interesse” e “sulle compatibilità fra attività giudiziaria e impegno politico”. Tuttavia, proseguono, ai parlamentari è data l’occasione “di porre rimedio a questa lacuna in tempi celeri”, dopo tre anni è infatti ripreso alla Camera l’iter di una proposta di legge per regolare la materia. “Sgombriamo subito il campo da un equivoco – scrivono Celletti e Fatigante – : non è un problema che riguarda solo i giudici”, però è “la specificità dell’azione giurisdizionale” a rendere “urgente una disciplina”. In questo contesto “non mancano” fra gli stessi giudici “voci più drastiche” come Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia o Felice Casson che hanno sostenuto la necessità di evitare “porte girevoli” tra magistratura e politica. Una chiusura che è “misura auspicabile, su cui vale la pena di riflettere seriamente, valutando pro e contro”, ma decidendo “presto e con un provvedimento chiaro”.

Infatti, e il riferimento è alla scelta di Emiliano, “se la politica è un servizio ai concittadini, è anche vero che non è un obbligo per nessuno e abbracciarla senza garanzie e privilegi alle spalle non farebbe che dare maggior valore alla scelta compiuta da chi si candida e ottiene il necessario consenso e mandato popolare”. Anche perché il riverbero di questa vicenda sulla possibile revisione della legge Severino appare “non meno sgradevole”. Per questo, concludono, “stona lo spettacolo di un Senato che vota contro l’applicazione di una legge dello Stato”.

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