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Migranti: Cir, “l’Europa ripensi l’approccio al fenomeno migratorio”

“L’Europa ritrovi la volontà politica di una visione comune su migrazione e mobilità delle persone, coinvolgendo i singoli governi verso un positivo ripensamento dell’approccio al tema dei rifugiati, al diritto d’asilo e, più in generale, al fenomeno migratorio”: questo l’appello del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) in vista del 60° anniversario dei Trattati di Roma e ad un anno dall’entrata in vigore dell’accordo Ue-Turchia. A 12 mesi dall’entrata in vigore, secondo le autorità elleniche sono ancora 14.371 le persone bloccate negli hotspot, costrette a vivere in condizioni disumane. A ciò si aggiungono le denunce delle principali Ong sugli abusi ai quali sono esposti i profughi bloccati in un limbo burocratico, dove le domande dei richiedenti asilo e i diritti umani vengono trascurati. “Misure così restrittive non impediscono alle persone in fuga di intraprendere il viaggio, ma lo rendono più difficile e di fatto ancor più insicuro – dichiara il presidente del Cir Roberto Zaccaria -. Nonostante la Commissione europea tracci un bilancio positivo dell’accordo per la diminuzione degli arrivi sulle coste greche, non si può nascondere il fatto che nei primi mesi del 2017 sono stati più di 500 i morti nel Mediterraneo centrale.  Solo il pieno rispetto del diritto d’asilo, l’apertura di vie legali e sicure, come reinsediamenti, ricollocamenti, visti umanitari e ricongiungimento familiare, così come i visti per motivi di lavoro o di studio, rappresentano l’unica soluzione praticabile per porre fine alle morti e alle sofferenze ai confini dell’Europa, sia in terra sia in mare”.

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