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Giornata vittime mafie: mons. Bertolone (Cec), “mai più morti, mai più delitti”

“Rompere l’isolamento e offrire esempi alle nuove generazioni perché simili omicidi e tragedie non accadano più”. È il monito lanciato ieri sera da mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec), durante la veglia di preghiera, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno che si celebrerà a Locri il 21 marzo. Per l’arcivescovo, le vittime innocenti di tutte le mafie “non sono numeri ma volti sorridenti anche di fronte alla tragedia: preti, laici e persone di vita consacrata, donne e uomini, bambini, ragazzi e adulti, forze dell’ordine e magistrati, cittadini qualunque e lavoratori, professionisti e avvocati falcidiati dalla violenza gratuita, ma vincitori. Ogni vita strappata è l’umanità intera, che chiede di restare, di non essere cancellata dalla memoria (che sarebbe la peggior morte). Volti, quelli delle vittime di mafia, che ci ricordano come ancora sia calpestato il comandamento di non uccidere”. Farne memora – ha detto mons. Bertolone – rappresenta “un capitale, un patrimonio a cui non si deve mai rinunciare”. La memoria di queste persone rappresenta “un modo per prevenire e contrastare. Un modo per dire mai più. Mai più, mai più morti, mai più delitti”. Il loro sacrificio “non sia mai vanificato da un’antimafia di facciata”, che “manifesta, urla, strepita, s’indigna, e poi lascia le cose come stanno. Che resta sempre uguale a se stessa, mentre la mafia si trasforma”. Dopo aver ricordato le parole di Giovanni Paolo II e papa Francesco l’arcivescovo ha invitato i mafiosi a “convertirsi” augurandosi che da questa veglia di preghiera, in ricordo di tutte le vittime delle mafie, “si sprigionino sogni di bene, di bellezza, di giustizia e di speranza”.

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