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Consiglio permanente: card. Bagnasco, no a “teoria del gender”, genitori e insegnanti “vigilino” nelle scuole

“Nessuna iniziativa, come nessun testo che promuova concezioni contrarie alle convinzioni dei genitori, deve condizionare – in modo diretto o indiretto – lo sviluppo affettivo armonico e la sessualità dei minori che, in quanto tali, non possono difendersi”. E’ il monito del card. Bagnasco, che nella prolusione al Consiglio permanente della Cei ha messo in guardia, ancora una volta, dalla cosiddetta teoria del “gender”, ricordando che, al contrario, la Convenzione Europea del 1950 “sancisce il diritto nativo e inviolabile dei genitori all’educazione dei figli”. “Non di rado accade, in alcuni Paesi europei, che, con motivazioni condivisibili, si trasmettano visioni e categorie che riguardano la cultura del gender, e si banalizza la sessualità umana ridotta ad un vestito da cambiare a piacimento”, la denuncia del presidente della Cei, che ha ricordato come Papa Francesco abbia più volte espresso “una preoccupazione grave” riguardo a quella che lui stesso ha definito una “colonizzazione ideologica”, che “mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”. “Rischiamo di fare un passo indietro, la rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione”, le parole di Francesco a proposito dell’”indottrinamento della teoria del gender”, a partire dai banchi di scuola. “Docenti e genitori non possono stare a guardare o limitarsi alla lamentela”, l’esortazione di Bagnasco sulla scorta del progetto “Immìschiati” promosso dal Forum delle associazioni familiari: “È necessario che gli adulti siano molto vigili; in particolare, i genitori, mentre si danno disponibili per gli Organi di partecipazione previsti dalla legge, si devono coinvolgere insieme agli altri genitori per il bene della scuola in ogni suo aspetto, sapendo che il Progetto Formativo annuale deve avere sempre il consenso informato della famiglia”.

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