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Consiglio permanente: card. Bagnasco, il presidente della Cei “non cerca la ribalta”

“Presiedere la nostra Conferenza è certamente un compito, ma è innanzitutto una grazia”. A precisarlo, nella prolusione di apertura del Consiglio permanente dei vescovi italiani, è stato il cardinale Bagnasco, che ha ringraziato il Papa non solo per i suoi prossimi viaggi pastorali in Italia (Milano, 25 marzo; Carpi, 2 aprile; Genova, 27 maggio), ma anche “per la fiducia che ha mostrato con la proroga alla mia presidenza, in modo da giungere alla prossima Assemblea generale, che sarà chiamata a eleggere la terna relativa alla nomina del nuovo presidente”. Essere a capo della Chiesa italiana, secondo Bagnasco, “richiede l’umiltà che non si compiace, ma serve e rende capaci di ascoltare veramente i Confratelli, nel segno della stima sincera e della reciproca fiducia, per tentare delle sintesi limpide e alte”. Per questo, ha proseguito, “chi presiede non ha bisogno di avere un proprio programma, ma – in spirito di cordiale obbedienza – accoglie prontamente le indicazioni del Papa, Primate d’Italia, e, insieme ai Confratelli e al vissuto delle Comunità, le declina al meglio per le nostre Chiese. Sapendo anche che, quanto più la Comunità cristiana è viva e vitale, tanto più è fermento benefico per la società intera”. All’umiltà e all’obbedienza “si accompagna la discrezione”, ha detto il cardinale, che “non cerca la ribalta, anche se l’accetta quando s’impone per dovere, e non esibisce quanto il ruolo richiede in termini di conoscenze e di relazioni”. L’inserimento nella Presidenza, poi, “è un aiuto formidabile, insieme alla Segreteria generale e agli Uffici della Cei: nel suo complesso, questa struttura provvidenziale incoraggia e sostiene”, la testimonianza di Bagnasco.

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