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Papa Francesco: in libreria “Sognare l’Europa” (Edb). Riccardi (storico), “ha un’idea alta” del Vecchio Continente proponendo “un nuovo umanesimo”

“La Chiesa non ha smesso d’investire sull’Europa. Oggi un Papa che viene da fuori parla di Europa in modo impegnativo”. Così Andrea Riccardi, docente di storia contemporanea e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, rilegge i tre “discorsi all’Europa” pronunciati da Papa Francesco – i due al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa (Strasburgo, 25 novembre 2014) e quello al conferimento del Premio Carlo Magno (Città del Vaticano, 6 maggio 2016) – in un saggio contenuto nel volume “Sognare l’Europa” (Edb), che riporta i tre testi integrali, con saggi di Riccardi e di Lucio Caracciolo. Il punto di vista di Bergoglio sull’Europa, annota lo storico, “è esterno, ma non estraneo, al Vecchio Continente”; egli “ha un’idea alta dell’Europa, che è quella diffusa nella cultura argentina”. “Lo si nota – prosegue Riccardi – in tutti e tre i discorsi pronunciati sull’Europa, nei quali pone diverse domande al Continente, rivelatrici, però, della grande considerazione in cui tiene la sua civiltà. Il Papa non nasconde il timore che il continente ormai non sia più all’altezza della sua storia. È una preoccupazione prioritaria”.

A Strasburgo Francesco parla di un'”Europa nonna”, “che si va trincerando invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi”. E, al Premio Carlo Magno, “c’è una chiara presa di distanza – analizza Riccardi – da un’Europa arroccata sull’identità, in difesa dei suoi spazi, anche in nome delle radici cristiane”. È “il tema chiave, per il Papa, dell’accoglienza ai rifugiati e ai migranti”, che assieme alle “altre complesse questioni del mondo contemporaneo”, non può essere affrontato “dagli Stati europei solo nella ridotta prospettiva nazionale o dell’interesse nazionale”. Con i suoi interventi, osserva il fondatore della Sant’Egidio, il Papa “stimola il continente a essere all’altezza della sua storia. Francesco ha un’idea importante della vocazione e delle risorse europee, ma anche del bisogno di Europa nel mondo”, ripartendo dalla “storia”, ovvero dalle “radici” in termini di “memoria”. E il disegno complessivo che propone è “un nuovo umanesimo europeo”.

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