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+++ Caporalato: mons. Mansi (Andria), “contenti per gli arresti”, ma “è sicuro che non ci siano più queste situazioni?” +++

Mons. Luigi Mansi

“Che siano state arrestate delle persone può anche renderci contenti. Ma sembra strano che in questi tempi in cui tutto si controlla e tutto si viene a sapere, queste situazioni – e pare ce ne siano tante – nessuno le conosce ed è solo una tragedia come la morte di una povera donna che le fa venire alla luce”. Così il vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, commenta al Sir l’arresto di 6 persone per caporalato avvenuto ieri. Tra di loro anche il titolare dell’azienda di trasporti tarantina che trasportava in pullman le braccianti fino ad Andria e il direttore dell’agenzia per la quale lavorava Paola Clemente, la 49enne tarantina morta nel luglio del 2015 per infarto mentre stava compiendo l’acinellatura dell’uva sotto un telone nelle campagne di Andria. “C’è grande amarezza per il fatto che in questi tempi accadano queste cose sotto gli occhi di tutti, ma nessuno se ne accorge, nessuno sa”, denuncia mons. Mansi, aggiungendo con dispiacere che “deve accadere una tragedia come la morte di una persona perché ci sia un risveglio delle coscienze e si scoprano situazioni sotterranee incredibili di violenza, abuso, sopruso”. Per il vescovo, “dovremmo tutti molto riflettere su questo a tutti i livelli, da quello sociale a quello civico e sindacale”. “Possibile che nessuno sapesse? È sicuro che tante situazioni di questo tipo non ci siano più?”, chiede mons. Mansi, secondo cui “bisognerebbe vigilare un po’ di più”. Per il vescovo, “è positivo il fatto che l’arresto sia stato molto pubblicizzato, se non altro perché ha segnalato a un’opinione pubblica distratta un problema che c’era. Dopo un anno e mezzo dalla morte già tutto era dimenticato”. “Il caporalato in Puglia – e non solo – è una piaga, con centinaia di persone coinvolte che in passato non hanno denunciato per paura di perdere il lavoro, perché schiavizzate. Si può tollerare una cosa del genere?”. “La comunità ecclesiale – assicura mons. Mansi – continuerà a impegnarsi nel sollecitare le persone interessate perché coraggiosamente vengano allo scoperto. Sicuramente è dovere nostro sostenerle e non lasciarle sole”.

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