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Papa Francesco: a Roma Tre, “accogliere e integrare” antidoto a “paura dei migranti”. Attentatori di Zaventem erano belgi, “figli di emigranti ghettizzati”. Mediterraneo è “cimitero”

Oggi i migranti “fuggono, per arrivare in Europa dove pensano che avranno uno status migliore, ma poi anche lì sono sfruttati dagli sfruttatori dei barconi, quelli che hanno fatto del Mediterraneo un cimitero”. Nella parte finale del suo discorso all’Università Roma Tre, il Papa si è soffermato a braccio sulle migrazioni. “Non dimentichiamo: oggi il Mediterraneo, il ‘Mare Nostrum’ è un cimitero! Pensiamo a questo quando stiamo da soli, come se fosse una preghiera!”, l’invito. “Quatto anni fa, quando sono andato a Lampedusa – è stato il primo viaggio che ho fatto, ho sentito che dovevo farlo – incominciava il fenomeno”, le parole di Francesco: “Adesso è di tutti i giorni”. “Come si devono ricevere i migranti? Come si devono accogliere?”, si è chiesto: “Prima di tutto come fratelli e sorelle. Sono uomini e donne come noi”, la risposta tra gli applausi. Secondo: “Ogni Paese deve vedere quale numero di migranti è capace di accogliere. È vero, non si può accogliere se non c’è la possibilità, ma tutti possono fare qualcosa”. Poi, “non solo accogliere: integrare, cioè ricevere questa gente e cercare di integrarli anche noi: che imparino la lingua, cercare un lavoro, un’abitazione… Che ci siano organizzazioni per integrare”.

“L’esperienza che ho avuto quando è venuta Nour – ha raccontato il Papa a proposito di una delle sue interlocutrici nelle domande – è stata che  tre giorni dopo i bambini andavano a scuola, e quando sono venuti tutti insieme da me a un pranzo dopo tre mesi, i bambini parlavano l’italiano. I bambini imparano subito. Questo è integrare, e la maggioranza aveva lavoro, e aveva una persona che li accompagnava nell’integrazione. Le porte aperte. Loro portano una cultura, che è ricchezza per noi, ma anche loro devono ricevere la nostra cultura e fare uno scambio di culture. Rispetto, e questo toglie la paura”. Ma la paura “non è soltanto dei migranti”, ha puntualizzato Francesco: “I delinquenti che vediamo sui giornali sono nativi di qui e migranti, c’è di tutto. Ma integrare è importante”. Poi “un esempio che è triste”: “I ragazzi che hanno fatto strage di Zaventem erano belgi, nati in Belgio, figli di emigranti ma ghettizzati, non integrati”, ha fatto notare il Papa. Al contrario, “ci sono alcuni Paesi d’Europa che danno un bell’esempio di integrazione”. “Io conosco molto bene le dittature militari in America Latina”, ha assicurato Francesco citando il caso della Svezia, che “ha ricevuto tanti migranti sudamericani” che “subito, il giorno dopo, avevano un lavoro”. Su 9 milioni di abitanti, 800mila sono i “nuovi svedesi, figli di emigranti integrati”, ha ricordato il Papa: “Il giorno in cui partivo dalla Svezia è venuta a congedarmi a nome del governo un ministro donna, figlia di una donna svedese e di un padre immigrato. Sanno fare questo, e quando c’è questa accoglienza – accompagnare e integrare – non c’è pericolo con le migrazioni: si riceve una cultura e si offre un’altra cultura. Questa è la risposta alla paura”, ha concluso Francesco tra gli applausi. Prima di congedarsi, uno slogan di sintesi: “Università, dialogo nelle differenze”.

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