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“I ragazzi del Bambino Gesù”: Ercolani (produttore), “ogni mamma è la mamma di tutti”

“Abbiamo voluto raccontare l’autenticità della malattia, entrare in punta di piedi con le telecamere dentro una realtà fatta di sofferenza, ma anche di grande speranza. Una speranza costruita sulla cura e la professionalità con spirito di squadra”. Cosi Simona Ercolani, ceo di Stand by me e produttore creativo del documentario “I ragazzi del Bambino Gesù”, spiega le motivazioni del progetto – dieci puntate in onda su Rai Tre (ore 22.50) da domenica 19 febbraio – presentato questa mattina nella sede romana della Rai. Roberto, Klizia, Annachiara, Flavio, Giulia, Caterina, Sabrina, Simone, Alessia e Sara: sono “i ragazzi del Bambino Gesù” che, nonostante la diagnosi feroce di malattia ne custodiscono spontaneità, sogni e desideri della loro età. Telecamere in cinque reparti per un anno a raccontarne il carattere, i progetti del prima e quelli futuri. “La malattia diventa quotidianità”, il fil rouge delle puntate che parlano anche del legame straordinario tra ragazzi, genitori, medici, infermieri, volontari: una “comunità” che si prende cura con professionalità e dedizione dei più fragili. “Abbiamo cercato – prosegue Ercolani – di mettere in campo tutta la nostra esperienza per raccontare in modo fedele alla realtà le vicende di questi dieci ragazzi, delle loro famiglie e dei medici. Abbiamo lavorato in concerto con l’Ospedale cercando di essere il meno invasivi possibile. Uno straordinario lavoro di ascolto e un gioco di squadra unico”. Ercolani si sofferma sulla solidarietà creatasi tra le mamme: “Ognuna di loro non è la mamma di un solo paziente, ma di tutti”.

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