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Siria: card. Zenari (Nunzio), “la Siria è distrutta. Riparare lo spirito rotto della gente”. Presentato a Roma il progetto “Ospedali aperti”

Conferenza stampa di presentazione del Progetto Avsi, "Ospedali aperti" in Siria

“La Siria è distrutta. Tanta gente è malata nel corpo e rotta nello spirito. È urgente ricostruire le rotture delle persone oltre che le infrastrutture”. Lo ha detto oggi il nunzio apostolico in Siria, il card. Mario Zenari, in collegamento via skype da Damasco, durante la presentazione del progetto “Ospedali aperti” in Siria, ideato dalla Fondazione Avsi con la collaborazione della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma. Il progetto prevede il sostegno a tre strutture cattoliche, l’ospedale Saint Louis di Aleppo, quello francese e quello italiano di Damasco. La missione sanitaria vuole così rispondere all’appello del card. Zenari e di mons. Giampietro Dal Toso, segretario delegato del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Il progetto durerà tre anni e punta a creare 42.815 posti letto per i poveri all’anno. La Fondazione Gemelli ha stanziato 1 milione di euro, 500mila euro in risorse finanziarie e 500mila per la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario delle strutture siriane che avverrà negli ospedali di Beirut in Libano. Mentre la fornitura gratuita delle prestazioni sarà garantita da un “basket fund” alla cui creazione la Fondazione partecipa sia in forma diretta sia attraverso l’attrazione di nuovi donatori.

“Il Paese è distrutto, edifici, ospedali, infrastrutture sono rotti, nulla si è salvato. Occorre quindi procedere alla loro riparazione, ma forse, ancora prima, bisogna riparare lo spirito rotto dei siriani”, ha affermato il nunzio che ha snocciolato alcuni numeri dell’emergenza sanitaria in Siria: “Nel 2016 si sono contati 126 attacchi a strutture sanitarie. Tra gli operatori sanitari ci sono state 670 vittime. L’80% della popolazione vive in povertà”. “Attualmente il 58% degli ospedali pubblici in Siria è chiuso o parzialmente funzionante. Questo progetto è molto importante perché assicurerà delle cure gratuite e di qualità in questi tre ospedali, come se fossero pubblici”, ha dichiarato Joseph Fares, primario dell’ospedale italiano di Damasco, anche lui in collegamento dalla capitale siriana. “Qui manca tutto, dall’acqua all’elettricità passando per il gasolio. C’è anche una carenza di risorse umane e di medicine, così come di apparecchiature mediche, di manutenzione e di pezzi di ricambio. In Siria oggi si contano 800mila mutilati per la guerra”.

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