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Pastorale giovanile: don Falabretti (Snpg), “fare squadra fra famiglie, educatori e comunità”

“C’è bisogno di persone disponibili e competenti che sappiano tessere relazioni educative buone. C’è bisogno di fare alleanza e di fare squadra: fra educatori di uno stesso contesto, fra educatori che appartengono allo stesso territorio ma anche a diverse agenzie educative; fra educatori, famiglie e comunità”. È quanto afferma don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg), in un’intervista al Sir nell’imminenza del XV convegno nazionale di pastorale giovanile che si svolgerà dal 20 al 23 febbraio a Bologna sul tema “La cura e l’attesa. Il buon educatore e la comunità cristiana”. Per don Falabretti, “le due grandi esperienze del 2016 – Giubileo dei ragazzi e la Gmg di Cracovia – ci hanno rivelato l’importanza di costruire percorsi di accompagnamento”. Da qui l’attenzione sugli educatori, nessuno dei quali “può pensare di potersi muovere da solo”. “L’azione educativa non può essere un monologo” perché “la pluralità fa crescere”, aggiunge il responsabile del Snpg, secondo cui oggi “è andato in crisi il cuore degli adulti” perché “adulti e anziani non si sognano neanche lontanamente di rinunciare alla propria posizione”. Secondo don Falabretti, “oggi un adolescente e un giovane rischiano di guardare al proprio futuro come una minaccia che incombe”. Per questo “la comunità deve farsi carico dei giovani”, la cui “situazione è drammatica ma se ne viene fuori insieme”. Ma “di educatori che sanno suonare la chitarra e che sorridono ma non riescono a cogliere i problemi reali dei giovani non sappiamo che farcene”, ammonisce Falabretti, per il quale “è urgente ridisegnare la figura dell’educatore. Educatori non si nasce, si diventa”. Una sfida da vincere “attivando alleanze fra educatori, famiglie e comunità”.

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