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Maternità surrogata: a Roma e Milano le femministe unite nel no all’utero in affitto

Si terrà il 23 marzo alla Camera dei deputati a Roma l’incontro patrocinato dall’associazione “Se non ora quando-Libere” che vedrà insieme intellettuali e politici, esponenti della galassia femminista internazionale e del mondo cattolico, donne e uomini per dire no alla Gpa, sigla che identifica la “Gestazione per altri”. L’evento, di cui dà notizia “Avvenire”, si concluderà con una formale richiesta all’Onu di considerare la Gpa (ovvero utero in affitto o maternità surrogata) una pratica che va contro i diritti universali delle donne e dei bambini. Il programma e i partecipanti all’incontro del 23 marzo saranno presentati nei prossimi giorni – spiega l’articolo -, ma Francesca Izzo, già deputata e promotrice di “Se non ora quando-Libere”, spiega che è chiaro che i divieti nazionali alla surrogata non servono a molto: numerosi bambini continuano a essere “ordinati” anche da cittadini italiani a donne di Paesi stranieri in cui è consentito, violando quindi il divieto imposto dal comma 6, articolo 12 della legge 40 sulla fecondazione assistita. Eppure la mobilitazione femminista di questi anni “non è stato tempo perso. Il clima mi sembra cambiato in tutta Europa”. Una battaglia “divisiva”, perché ci sono di mezzo i bambini “e come si fa a dire no a una nuova vita?”. Il 90% delle coppie che ricorre alla surrogata all’estero è eterosessuale (le coppie gay, nonostante la grancassa, sono il restante 10%) e dunque è poco “popolare” pensare di impedire a una donna e a un uomo di diventare genitori, nonostante esistano altre strade per coronare questo progetto. Il 16 marzo a Milano ci sarà un’altra tappa importante: l’incontro “Il mercato della gravidanza non è un diritto” organizzato dalla neonata rete Rua, sigla per Resistenza all’utero in affitto (“Ma ruah è anche spirito in ebraico”, precisa una delle fondatrici, la saggista Marina Terragni). Alle 20,30 presso la Casa dei diritti di via de Amicis, si metteranno a fuoco i possibili strumenti giuridici per contrastare la pratica dell’utero in affitto realizzata all’estero e dunque “importata” in Italia attraverso i bambini nati.

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