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Fallimento Pmt: mons. Debernardi (Pinerolo), “tutti solidali di fronte a quella ‘calamità sociale’ che è la disoccupazione”. Invito alla manifestazione di sabato 18 febbraio

“Qui non c’è solo il fallimento di una fabbrica, ma qualcosa di ben più grave. La negazione della dignità del lavoratore e dei suoi diritti fondamentali”. Lo scrive il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, dopo il fallimento della Pmt, azienda pinerolese che produce macchine per cartiere, sollecitando la partecipazione di “tutte le comunità parrocchiali” alla manifestazione che si terrà sabato 18, mentre “la sera di martedì 21, nell’ambito di un incontro nella sala ‘Pacem in terris’, cercheremo di capire la situazione, le cause e le possibili via di uscita da questa crisi. L’incontro è aperto a tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro intero territorio”.
“Il lavoro – sottolinea il vescovo – non può essere ridotto a merce (la dignità del lavoro è data dallo stesso lavoratore che lo compie); il lavoratore non può essere considerato solo come un portatore d’interessi finché tutto funziona bene all’interno dell’azienda. Ma quando l’azienda va male viene scartato, rischiando di essere privo degli ammortizzatori che permettono di sopravvivere a lui e alla sua famiglia”. “È doveroso – prosegue – far crescere nella società un ‘noi’ che ci faccia sentire tutti solidali di fronte a quella ‘calamità sociale’ che è la disoccupazione. Deve crescere quella cultura che ci fa indignare di fronte a fatti che dobbiamo qualificare intollerabili come quando, nel caso di un fallimento di una azienda, i lavoratori sono lasciati in balia di se stessi”.
“Anche questa dolorosa vicenda – rileva Debernardi – che tocca il nostro territorio ci deve lasciare una lezione: in ogni decisione, soprattutto in quella dolorosa di un fallimento, non ci si può limitare esclusivamente a criteri di natura finanziaria. I lavoratori sono il patrimonio più prezioso”. Il presule invita quindi alla manifestazione a sostegno dei 142 lavoratori della Pmt che ora sono disoccupati, perché “la solidarietà è un dovere soprattutto nei momenti difficili. Anche con la semplice presenza si può dire la nostra disapprovazione verso un sistema che lascia i lavoratori privi di ogni sostegno”.

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